Luglio 15, 2024

Il terzo tempo

"When the seagulls follow the trawler, it is because they think sardines will be thrown into the sea"

Alessandro Del Piero: quando l’amore per una maglia supera le difficoltà

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Quando si parla di giocatori che hanno fatto la storia di un club, vengono in mente diversi nomi: pensiamo a Messi per il Barcellona, Totti per la Roma, Zanetti per l’Inter e molti altri. Tra questi, però, non può mai mancare Alessandro Del Piero, il più grande simbolo di ‘amore per la Juventus nella storia. Storico capitano, è addirittura sceso in Serie B pur di non abbandonare la Vecchia Signora. Oggi siamo qui per parlare della sua carriera, coronata da grandi successi, ma anche da enormi cadute.

Caratteristiche tecniche

Prima di andare a vedere i grandi palcoscenici calcati, parliamo un attimo di come Del Piero agiva in campo. Possiamo considerarlo un fantasista puro, abilissimo nel dribbling e nell’uno contro uno capace di giocare in praticamente ogni parte del campo, a patto che ci fosse da segnare e dare spettacolo. Molto dotato anche nei calci piazzati, soprattutto le punizioni, per le quali prediligeva «una distanza di venti metri dalla porta e un calcio diretto, senza farsi toccare il pallone da alcun compagno di squadra». Un’altra sua caratteristica diventata poi leggendaria è il tiro “Alla Del Piero”: trattasi di una conclusione a effetto che parte dal vertice sinistro dell’area, da dove spesso l’attaccante bianconero tendeva a scoccare la freccia, che veniva poi calciato verso l’incrocio dei pali opposto. Soprattutto all’inizio della sua carriera, Pinturicchio segnò molti di questi gol, diventati poi un suo marchio di fabbrica.

Un esempio di tiro “Alla Del Piero”

Gli inizi di carriera al Padova e l’approdo alla Juventus

Prima di arrivare nella squadra la cui maglia è diventata per lui una seconda pelle, Del Piero giocò al Padova. Nel 1992 sbarcò in questa squadra, dopo che la dirigenza fu convinta ad acquistarlo – pensate – dal prete del suo paese, poiché la società non era convinta a causa della sua fisicità esile. Fece il suo esordio il 15 Marzo 1992 in Serie B contro il Messina, subentrando a Roberto Putelli, e per segnare il suo primo gol da professionista dovette aspettare il 17 novembre successivo, facendo centro nel match vinto 5-0 ai danni della Ternana.

Giunse alla Juventus grazie a Gianpiero Boniperti nell’estate del 1993, acquistato dal club bianconero per la cifra di 5 miliardi di lire. Per il giovane Alessandro possiamo dire che fu un sogno diventato realtà quello di poter vestire la maglia della squadra che aveva sempre tifato. Nonostante la fiducia del tecnico Trapattoni, almeno per il primo anno il club decise di farlo giocare nella Primavera: fu il trascinatore della squadra e la portò alla vittoria del Torneo di Viareggio e dello Scudetto di Categoria, segnando prima il “Golden Goal” al torneo in Toscana, poi realizzando una rete importantissima durante la finale di andata in campionato contro il Torino, rivelatasi poi decisiva. Durante quest’anno, fece comunque alcune apparizioni in prima squadra: il 12 Settembre 1993 avvenne il suo esordio in un Foggia-Juventus, terminato poi 1-1, e 3 giorni dopo ecco il debutto anche in Coppa UEFA contro la Lokomotiv Mosca (gara vinta 3-0). La prima prestazione importante arrivò però il 20 Marzo 1994, dove, in un 4-0 contro il Parma, mise a segno 3 reti, trascinando i compagni alla vittoria. Terminò poi la stagione con 14 presenze e 5 sigilli totali in prima squadra: non male per un esordiente.

Un giovane del Piero in azione contro il Parma

La scalata verso il successo e le vittorie europee

Nella stagione successiva, dopo una prima annata di ambientamento, Del Piero iniziò ad esprimere tutte le sue qualità: timbrò per la prima volta il cartellino in Europa contro il CSKA Sofia e il 4 Dicembre segnò il gol del 3-2 contro la Fiorentina, che a posteriori è stato nominato dai tifosi juventini come il più iconico della storia della squadra: per lui fu il sigillo della consacrazione e si può dire che con questa rete iniziò alla Juventus “l’era Del Piero”. In questa annata arrivarono, tra l’altro, le vittorie di Coppa Italia e Campionato.

La stagione 1995-96 fu quella della sua definitiva affermazione: la società bianconera decise di vendere Roberto Baggio e di puntare su di lui, con una mossa considerata azzardata all’epoca. Arrivò per l’attaccante italiano la prima rete in Champions League al Borussia Dortmund il 13 Settembre e, dopo questa prima rete, ne mise a segno altre, fino ad arrivare a 5 in 5 partite. In Italia, invece, vinse la sua prima Supercoppa, risultando anche decisivo in finale, con un assist sul gol-vittoria di Vialli e, a livello personale, gli venne assegnato il premio Bravo, che veniva dato all’epoca al miglior giocatore under 21 in Europa. In quella stessa stagione poi, oltre al trionfo in Coppa Intercontinentale, ci fu anche uno dei più importanti successi della sua carriera: il 22 Maggio di quell’anno la Juventus sollevò la sua ultima Champions League, battendo in finale l’Ajax 4-2, dopo i calci di rigore e arrivò così sul tetto d’Europa grazie al meticoloso lavoro di Marcello Lippi, che con una rosa sulla carta molto inferiore rispetto alle concorrenti, riuscì a fare un vero e proprio miracolo sportivo.

Del Piero con la Champions in mano

Tutte queste vittorie resero l’attaccante italiano un punto fisso nella squadra bianconera e lo incoronarono definitivamente come uno dei giocatori italiani più forti dell’epoca. Nella stagione 1996-97, ad ulteriore conferma di ciò, fu nuovamente decisivo: segnò in Champions League la fondamentale rete dell’1-0 ad Old Trafford contro il Manchester United, che portò la Juve ad essere la prima squadra italiana nella storia a battere i Red Devils nel loro stadio di casa. Inoltre, con 2 assist e 2 reti trascinò la Juventus alla vittoria del terzo titolo internazionale in un anno, la Supercoppa Europea contro il Paris Saint Germain. A nulla servì però il suo sigillo nella seconda finale di Champions consecutiva contro il Borussia Dortmund, che fu persa 3-1 dalla Vecchia Signora

Nell’annata seguente, Pinturicchio continuò a macinare gol e ottime prestazioni all’interno del club: con i suoi 10 centri tra gironi e fase ad eliminazione diretta portò la Juventus nuovamente in finale di Champions, salvo poi ripetere l’esito dell’anno antecedente, ovvero la sconfitta, questa volta 1-0, a favore del Real Madrid. In campionato poi realizzò una rete contro l’Inter, il 26 Aprile, che permise ai Bianconeri di avviarsi alla vittoria dello Scudetto. Concluse la stagione con 32 reti: numeri da capogiro, che gli valsero l’inserimento nella Squadra dell’Anno ESM. Tutto questo, a soli 24 anni.

Del Piero e Ronaldo, foto del 1998

Il grave infortunio e le vittorie da capitano

La stagione 1998-1999 non iniziò al meglio per il fantasista italiano: a causa di un precedente infortunio, faticò a ritrovare il ritmo gara e la giusta forma e, proprio per dargli più fiducia, l’allenatore decise di affidargli per la prima volta, contro il Cagliari, il 20 Settembre, la fascia da capitano della squadra bianconera: una grandissima responsabilità, che però ridiede fiducia a Del Piero, il quale sembrò piano piano ritrovare la condizione. Accadde, però un fatto gravissimo: l’8 novembre, durante il recupero contro l’Udinese, nel tentativo di tirare mise male il ginocchio, riportando così la lesione al crociato anteriore e posteriore. Prognosi? 9 mesi di stop e stagione finita dopo appena 8 partite. Nell’attesa del recupero, rinnovò il suo contratto con la Vecchia Signora e arrivò ad essere il giocatore più pagato al mondo, con uno stipendio di 10 miliardi di lire all’anno.

Ritornato dal problema fisico, sotto la guida di Carlo Ancelotti, già nel precampionato ritornò ad essere il protagonista della Juventus, e con 1 gol e 3 assist trascinò la squadra alla vittoria della Coppa Intertoto: i Bianconeri diventarono così la prima formazione ad aver vinto tutte e 6 le competizioni gestite dalla UEFA. Le prestazioni nel corso della stagione, però, a causa dei postumi dello stop, non furono quelle a cui aveva abituato i tifosi juventini: finì l’annata con “solo” 12 gol realizzati, dei quali solo uno non derivò da calcio piazzato, quello del 7 Maggio contro il Pavma, che mise fine ad un’astinenza da rete su azione per il fuoriclasse di ben 567 giorni. In compenso concluse l’annata con 20 assist, dei quali 14 in campionato; nessuno fece meglio. Lo Scudetto fu vinto dalla Lazio, con non poche polemiche, a causa della partita decisiva della Juventus giocata a Perugia con un campo sostanzialmente impraticabile, che consegnò di fatto lo Scudetto ai Biancocelesti.

La situazione il 14 Maggio del 2000 sul campo di Perugia

Anche l’annata successiva iniziò in modo +altalenante, ma ci fu un episodio che di fatto ne modificò le sorti: Del Piero segnò una rete il 18 Febbraio contro il Bari, a pochi giorni dalla morte del padre, ed esultando scoppiò in lacrime. Questo episodio sembrò scuotere l’animo dell’attaccante italiano, che da quel giorno in poi sembrò ritornare ad essere quello di prima dell’infortunio.

La stagione 2001-2002 fu la prima da capitano della squadra per il talento maturato nel Padova: con i 2 gol al Venezia del 26 Agosto superò le 100 marcature in maglia bianconera e, nella partita persa contro il Celtic per 4-3 in Champions League, diventò il miglior marcatore europeo nella storia juventina, superando Bettega. In quell’anno, grazie anche all’ottima sintonia in attacco col francese Trezeguet, Del Piero chiuse la stagione in Serie A con 16 gol, vincendo lo Scudetto. Il trend di risultati positivi proseguì anche per i due capitoli successivi: la Juventus infatti vinse due Supercoppe Italiane, uno Scudetto e raggiunse una finale di Champions, con Del Piero e Nedved entrambi capocannonieri della competizione, ma fu sconfitta dal Milan ai rigori.

Paolo Maldini e Alessandro Del Piero prima dell’inizio della finale di Champions, il 28 Maggio 2003

Calciopoli e il mondiale: gioia e dolore

La stagione 2004-05 fu l’inizio di una moltitudine di difficoltà per il giocatore e anche per la Juventus. In quest’annata il mister Fabio Capello decise spesso di farlo partire in panchina a favore di Zlatan Ibrahimovic e l’attaccante italiano non si trovò mai bene con l’allenatore. Terminò comunque l’annata con 17 centri – il migliore della sua squadra – e vinse lo Scudetto, che sarà poi revocato.

Anche nel 2006 la Juventus, almeno sul campo, vinse lo Scudetto, ma fu anch’esso revocato per il caso Calciopoli. Nella primavera di quell’anno infatti, diverse indiscrezioni della stampa portarono alla luce una maxi-inchiesta relativa alla corruzione nel mondo del calcio, soprattutto in campo arbitrale. Tra i primi nomi che uscirono da questa inchiesta ci furono il direttore generale e l’amministratore delegato della Juventus, Luciano Moggi e Antonio Giraudo. Questa inchiesta diede il via ad una rivoluzione nel calcio italiano e la giustizia sportiva condannò diverse società e figure di spicco presenti all’interno di esse. Il 14 maggio 2006 l’intera dirigenza della Juventus diede le dimissioni, in seguito la società bianconera fu quella che ricevette la pensa maggiore: revoca dello Scudetto 2004-05, la non assegnazione di quello della stagione in corso, la retrocessione in B e un ulteriore penalizzazione di 17 punti, poi ridotti a 9, per la stagione successiva in Serie B. A seguito di tutti questi scandali, Del Piero fu uno dei pochi a rimanere fedeli al club bianconero e a non abbandonarlo, nonostante le numerose offerte che gli arrivarono.

Titolo della Gazzetta Dello Sport del 2006, che riassume le varie pene inflitte alle squadre a seguito di Calciopoli

Nello stesso anno ci furono anche i Mondiali in Germania: come possiamo immaginare, l’aria intorno alla nazionale non era propriamente leggera e Del Piero, che era ormai uno dei punti fissi degli Azzurri, aveva il compito di essere uno dei trascinatori della formazione in quella competizione. L’allenatore era Marcello Lippi, il quale era in ottimi rapporti con il bianconero.

Già nel girone si presentarono alcune difficoltà: infatti, dopo la vittoria 2-0 contro il Ghana, nella seconda partita gli Azzurri pareggiarono 1-1 contro gli Stati Uniti a causa di un autogol di Zaccardo (l’unica rete subita da Buffon su azione in quel Mondiale) e si trovarono così costretti a vincere all’ultima giornata contro la Repubblica Ceca per evitare il Brasile agli ottavi: fortunatamente la compagine capitanata da Cannavaro trionfò 2-0 grazie alle reti di Materazzi e Inzaghi, terminando così il girone da testa di serie con 7 punti.

Agli ottavi l’Italia si trovò ad affrontare l’Australia: questa partita si rivelò più ostica del previsto, con gli Azzurri in 10 per buona parte della partita a causa dell’espulsione del nominato poche righe orsono Materazzi, che riuscirono a qualificarsi solo grazie ad un rigore trasformato negli ultimi minuti da Francesco Totti. Questa gara destò diverse critiche nei confronti della formazione e la maggior parte dei membri della stampa e dei tifosi pensava che, con queste difficoltà, l’Italia avesse possibilità pressoché nulle di arrivare in fondo in quella competizione.

Totti batte il rigore contro l’Australia

Dopo aver facilmente battuto 3-0 l’Ucraina ai quarti, in semifinale gli Azzurri si trovarono ad affrontare la Germania, in uno scontro storicamente favorevole ai Tedeschi, che erano dati come favoriti da tutti, anche perché giocavano in casa. La partita fu equilibrata nei primi 90 minuti, nonostante gli sfavoriti Italiani sembrassero leggermente più prestanti, e si andò quindi ai supplementari: nei 30 giri di lancette successivi accaddero due dei momenti più iconici della storia della nostra nazionale e uno anche della carriera di Del Piero. Al 119′ infatti, sugli sviluppi di un corner, battuto dallo stesso Pinturicchio, la palla arrivò sui piedi di Fabio Grosso che, dal limite dell’area piccola, non ci pensò due volte a far partire il sinistro, che insaccò la rete difesa da Lehmann e portò l’Italia avanti 1-0. Ma non era finita qui. L’azione successiva, con la Germania sbilanciata in avanti, Cannavaro recuperò palla su Podolski e la offrì a Totti, il quale avviò il contropiede azzurro: suggerimento per Gilardino che poi, dal limite dell’area, servì Del Piero, arrivato a rimorchio con una corsa partendo dalla propria area, il quale, con uno splendido tiro a giro, la spedì sotto l’incrocio dei pali. 2-0 e Azzurri in finale. Questo è probabilmente il momento più iconico di quella Coppa del Mondo, reso celebre anche dalla mitica telecronaca di Fabio Caressa, che nell’esultanza per questo sigillo pronunciò la celebre frase:”Andiamo a Berlino”.

Il video dei due gol dell’Italia Fonte: Sky Sport.

La finale fu Italia-Francia, a Berlino: anche questo uno scontro ripetutosi molte volte nella storia. I Bleus passarono subito in vantaggio al 7′ grazie a un rigore di Zidane, il quale eseguì un rischioso pallonetto, che colpì prima la traversa e poi rimbalzò oltre la riga di porta. Gli azzurri, però, reagirono e trovarono la rete del pareggio dopo 19 giri di orologio, grazie a Materazzi. Dopo un gol annullato a Toni per fuorigioco, la sfida si prolungò fino ai supplementari, dove i Francesi ebbero due occasioni per passare in vantaggio, prima con Ribery, con un tiro terminato di poco fuori, e poi con Zidane, con un colpo di testa sventato in modo prodigioso da Buffon. La gara fu così decisa ai calci di rigore: Pirlo, Materazzi, De Rossi e Del Piero non fallirono dagli undici metri, mentre la Francia ne sbagliò uno, con Trezeguet che colpì la traversa. Arrivati al quinto penalty, la palla venne messa sul dischetto da Fabio Grosso, il quale segnò e porto così l’Italia sul tetto del mondo per la quarta volta nella storia. Un momento che segnò e segnerà a vita tutti i giocatori di quella squadra – Del Piero compreso -, i quali saranno ricordati come degli eroi nella propria nazione per chissà quanti anni.

Del Piero alza al cielo la Coppa del Mondo

Il ritorno in A

Dopo una sola stagione in serie cadetta, dove raggiunse le 500 presenze in bianconero (traguardo tagliato nella storia solamente, all’epoca, da Gaetano Scirea e Giuseppe Furino), Del Piero ritornò a giocare nella massima serie con la sua Juventus, squadra di cui ormai era diventato una leggenda. Nella stagione 2007-2008, quando si laureò capocannoniere della Serie A con 21 centri, diventò il giocatore con più presenze nella storia della Juventus, arrivando a 553 partite giocate nel club e trascinò la squadra ad un inaspettato terzo posto da neopromossa.

L’annata successiva ritornò anche a giocare in Champions League: dopo i preliminari, la Juventus affrontò il Real Madrid ai gironi e, nella gara di ritorno al Santiago Bernabeu, Pinturicchio segnò una doppietta che valse la vittoria ai Bianconeri, ricevendo, in un gesto di grande rispetto, una standing ovation da parte di tutto lo stadio. Fu il primo giocatore italiano della storia a segnare una doppietta in casa dei Blancos. In questa stagione ottenne altri numerosi riconoscimenti: raggiunse i 200 sigilli con la società tornese, con 115 apparizioni divenne il giocatore con più partite in Europa della storia del club e raggiunse anche le 397 partite disputate in Serie A, eguagliando Scirea.

L’addio alla Juventus e le parentesi estere

Nonostante fosse ormai prossimo all’addio, Del Piero continuò a macinare record con la maglia bianconera. Il 30 ottobre 2010 diventò il calciatore più prolifico della storia della Juventus in massima categoria, raggiungendo i 179 gol e concludendo la stagione con 11 reti, diventando capocannoniere stagionale della squadra per la nona volta in carriera.

L’11 aprile 2012 – l’anno del ritiro – festeggiò con un centro su punizione nella partita vinta 2-1 contro la Lazio le 700 presenze in maglia bianconera. Riportò inoltre le Juventus sul tetto d’Italia, con una giornata d’anticipo, dando il via ad un ciclo che ne porterà ben nove consecutivi tra le mura bianconere. Giocò la sua ultima partita con la Juventus in campionato il Il 13 maggio 2012: uscito dal campo al 57′ contro l’Atalanta, fu acclamato in lacrime da tutti i tifosi presenti allo stadio, che in questo modo poterono omaggiarlo per tutto ciò che ha dato al loro club. La sua ultima partita in assoluto in bianconero fu la finale di Coppa Italia contro il Napoli, in cui la squadra scese in campo con un distintivo speciale sulla maglia, per celebrare il suo numero 10.

La maglia usata dalla Juventus in quella finale

Dopo l’addio ai Bianconeri, Del Piero ebbe una breve parentesi al Sidney FC, in Australia, dove giocò per 2 stagioni: qui raggiunse le 800 presenze da professionista ed eguagliò Giuseppe Meazza nella classifica dei migliori marcatori italiani di tutti i tempi, grazie ai suoi 338 gol. Nel club australiano in totale mise a referto 48 presenze e 24 sigilli. In seguito il 28 Agosto 2014 approdò al Delhi Dynamos, squadra militante nella massima serie indiana. Qui realizzò un solo centro – l’ultimo della sua carriera – su punizione contro il Chennaiyin. Finita la stagione, lasciò il calcio giocato.

E questa era la storia di Alessandro Del Piero, uno dei più forti calciatori della storia italiana. Ma non solo: questa era anche la storia di un amore, un amore incondizionato verso una maglia, che ha saputo resistere anche alle più grandi difficoltà e che, nel calcio moderno, dove ci sono sempre meno bandiere, trasmette anche un po’ di malinconia. Vi lasciamo con la speranza che questo tipo di giocatori possano ritornare ad essere più numerosi nel mondo dello sport, poiché senza di loro, probabilmente esso sarebbe molto più vuoto.

Non mi sveglierò mai da questo sogno, perché è vero, è tutto vero: sono diventato campione del mondo, gioco in serie B con la mia squadra, con il mio 10 sulla schiena

Alessandro Del Piero

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