Dalle miniere al rettangolo verde: la rivalità tra Chesterfield e Mansfield – Terrace Thrills #1
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Ci troviamo in Inghilterra, più precisamente nelle Midlands Orientali, negli anni ’80. Un’area nota per le sue numerose miniere, che garantiscono migliaia di posti di lavoro ad operai. Un mestiere – inutile dirlo – massacrante, in quanto il turno del mattino comincia alle 05:00 – per qualcuno anche alle 04:00 – e le decine di ore trascorse sottoterra in una settimana – talvolta anche più di 40 – raramente portano un minatore a guadagnare più di 150 sterline. La vera minaccia è pero un’altra: il governo, con l’intento di modernizzare l’economia, vuole chiudere definitivamente tutte queste aree. Questo perché il carbone estratto costa più di quello importato, con lo stato che spende miliardi in sussidi per mantenere aperti dei giacimenti ormai obsoleti. La situazione precipita nel 1984, quando Margaret Thatcher annuncia la chiusura di 20 miniere, tra cui quella di Cortonwood. Quest’ultima distava circa 25 chilometri da Chesterfield, dunque la rivolta dei lavoratori è immediata e, anzi, alimentata da una rivelazione per loro sconvolgente: il carbone estratto è stato segretamente immagazzinato nelle centrali elettriche. Si creano, pertanto, delle tensioni sociali mai viste prima. La cittadina, in seguito al licenziamento di 20.000 operai, vive una crisi economica pesantissima. La risposta dei minatori è immediata: 165.000 di loro indicono uno degli scioperi più grandi della storia del Regno Unito, che durerà dal 6 marzo 1984 al 3 marzo 1985. La rivolta è guidata dal sindacato National Union of Mineworkers (“NUM”), la cui figura di maggiore spicco è Arthur Scargill, un uomo nato nel 1938 che aveva iniziato a lavorare in miniera ad appena 15 anni. L’insurrezione di una delle classi sociali più sfruttate del Regno Unito causa un clima di tensione asprissima: scontri con la polizia all’ordine del giorno e continue manifestazioni. La città è ovviamente presidiata 24 ore su 24 da picchetti, tra l’altro. E in questa vicenda giocano un ruolo importante anche le donne, che organizzano numerose raccolte fondi e cortei. La protesta di Chesterfield e della sua gente porterà ad 11.000 arresti e persino due morti.

Lo sciopero
Ad appena 19 chilometri di distanza, ad ogni modo, vi è un’altra realtà nota per i suoi giacimenti, ovvero Mansfield, i cui operai, tuttavia, decidono di non aderire allo sciopero. Non si sentono rappresentati dal CUM di Scargill, in quanto questo, forse per paura di non ricevere l’appoggio della maggior parte dei lavoratori coinvolti, non indice mai una votazione per stabilire se dichiarare lo sciopero nazionale. La politica messa in atto dagli abitanti di Chesterfield viene dunque giudicata anti-democratica, ragione per cui, appunto a Mansfield, nasce un nuovo sindacato: l’Union of Democratic Mineworkers (“UDM”). L’appoggio del governo inglese è ovviamente immediato, tuttavia gli ormai ex operai, dopo la chiusura delle miniere, non trovano tutti vita facile. Qualcuno passa ai settori manifatturieri locali, mentre altri vengono impiegati in impianti infrastrutturali, come per esempio la costruzione del Tunnel sotto la Manica. Una buona porzione della gente costretta a cambiare mestiere rimane però disoccupata per parecchio tempo, con conseguenze gravi sulla salute mentale, problemi di alcolismo e tensioni familiari. A Chesterfield, ovviamente, l’UDM è visto come un “sindacato collaborazionista”, accusato di aver favorito il governo Thatcher. E’ proprio qui, pertanto, che si verifica una rottura irreparabile tra le due realtà.
Gli abitanti di Chesterfield si divertono pertanto ad affibbiare nomignoli ai tanto odiati vicini: uno di questi è “strike-braker”, cioè “crumiro”, ovvero “chi lavora durante uno sciopero”, oppure, più comunamente “scab”. Quest’ultimo appellativo indica chi attraversa i picchetti mentre gli altri lavoratori protestano. Un termine che in Inghilterra si usava già nel ‘700 e che i manifestanti di Chesterfield arrivano a scrivere spesso a bomboletta sui muri, affiancandovi l’acronimo “ACAB”, in chiaro segno di ribellione sociale. A sua volta, la gente di Mansfield attribuisce soprannomi tanto creativi quanto umilianti alla popolazione della città distante appena 20 minuti di macchina. Uno dei più comuni è sicuramente “Arthur’s little lemmings”. I “lemmings” sono dei piccoli roditori noti per il mito secondo cui si lancerebbero dalle scogliere, seguendo ciecamente il capo e di conseguenza suicidandosi (storia in parte falsa). L’accusa è quindi quella che i minatori di Chesterfield camminino sulle orme del loro leader in maniera irrazionale, anche verso la rovina economica e sociale. Per concludere, l’altro soprannome molto noto è quello di “pet eaters”. Si fa chiaramente riferimento al periodo di povertà vissuto dai “cugini”: si dice che alcune persone, talmente disperate, mangiarono i loro animali domestici, come i conigli, per non morire di fame. Una rivalità, insomma, particolarmente accesa, con famiglie tuttora divise e lavoratori che non possono recarsi nella realtà “nemica” per evitare di incorrere in minacce o aggressioni. Tutto ciò è sfociato ovviamente nello sport: il “Miners’ Strike Derby” è tuttora una delle sfide più agguerrite e intense del calcio d’Oltremanica.

Gli uffici dell'”UDM” di Mansfield
Il culmine dell’astio tra le due tifoserie si raggiunge ovviamente negli anni ’80. I giocatori di queste squadre provano una tensione fortissima quando si affrontano e le partite regalano raramente spettacolo. Nelle stagioni 1983-1984 e 1984-1985, le due formazioni si affrontano quattro volte, segnando soltanto un gol, che costa una sconfitta al Mansfield. Gli altri tre confronti terminano a reti bianche. Di questi match, quello che rimane più impresso ad entrambe le sponde è tuttavia quello del 6 aprile 1985 – appena un mese dopo il termine dello sciopero di cui abbiamo parlato -. Dopo l’espulsione del capitano del Mansfield si registrano diverse invasioni di campo. Successivamente si verificano scontri tra le due tifoserie: da una parte i gruppi hooligans dei supporters di casa – Shady Express, SAS, Psycho Express -, dall’altra la Chesterfield Bastard Squad. Vengono divelti decine di sedili dello stadio “Field Mill” e a pagarne le conseguenze è anche la città: vetrine ridotte in frantumi e qualche pub persino vandalizzato. Alla fine di un’infinita guerriglia urbana si contano sedici arresti e parecchie ospedalizzazioni, dopo che nemmeno la polizia è riuscita a contenere l’ira delle firms rivali. 24 giorni prima, tra l’altro, i tifosi del Millwall, in una sfida con il Luton Town, avevano sradicato 2.000 seggiolini, per poi lanciarli contro le forze dell’ordine. Nel 1983, inoltre, c’era stato il disastro dell’Heysel. Insomma, il governo Thatcher non dovette preoccuparsi più soltanto dell’economia del Paese. Ma torniamo al Miners’ Strike Derby. L’odio tra i supporters dello Spireites – soprannome che fa riferimento alla guglia ondeggiante della chiesa di Chesterfield – e degli Stags – nomignolo che richiama alla popolazione di cervi rossi presente nella Sherwood Forest – è sfociato in ferocia nuovamente negli anni successivi. Sempre a Mansfield, nel 1990, avvengono disordini fuori dallo stadio con tanto di danneggiamenti a veicoli. Nel 2001 va ancora peggio: invasione di campo – come nel lontano 1985 – e polizia che interviene con cani e agenti antisommossa. E’ ancora violenza nel 2013: 17 tifosi multati ed emissione di diversi “Football Banning Orders” – l’equivalente del daspo -.

Non ha tuttavia senso andare avanti con una sorta di bollettino di guerra. E’ giusto, infatti, dare un’immagine dei tifosi che rispecchi realmente la realtà e non il classico stereotipo proposto dai media per acchiappare click parlando solo ed esclusivamente di violenza. Nel novembre del 2017, infatti, in vista del derby, un gruppo di sostenitori degli Stags ha organizzato un cammino di circa 27 km, partendo da Chesterfield ed arrivando a Mansfield. Promotori dell’evento erano Mick e Michelle Edge, con il figlio Nathan, non vedente da alcuni anni. Ha preso parte all’iniziativa, tra l’altro, Kevin Bird, ex giocatore degli Yellows scomparso nel febbraio del 2023, ai tempi affetto da demenza. Lo scopo era quello di racimolare più soldi possibile da donare alla “Guide Dogs for the Blind Association”, ente che si occupa di assegnare cani guida a chi ha disabilità visive, e all'”Alzheimer’s Society”, appunto una comunità che supporta oltre 900.000 persone con demenza nel Regno Unito, finanziando peraltro progetti di ricerca scientifica. Arrivati allo stadio del Mansfield, i partecipanti hanno compiuto un giro d’onore celebrativo sul terreno di gioco, venendo salutati e acclamati dal pubblico. Non ci sono dati ufficiali per quanto riguarda l’incasso, tuttavia aderirono una cinquantina di persone – quota di iscrizione pari a 10 sterline – e un’altra ingente parte di denaro provenne da sponsorizzazioni e donazioni. A loro volta, i supporters del Chesterfield hanno manifestato il loro forte legame con il tessuto sociale con gesti molto apprezzabili. Nel 2020, per esempio, diversi di loro hanno contribuito a finanziare il progetto “Camp Inspire”, un campo estivo inclusivo che ha accolto bambini fragili, con disabilità o in situazioni di vulnerabilità, i quali sono stati al centro di un’altra bella iniziativa un paio di anni dopo. Nel Natale del 2022, infatti, questi hanno ricevuto diversi giocattoli grazie ad una raccolta a cui hanno preso parte diversi sostenitori del club. Altri fondi sono stati racimolati dai tifosi del Chesterfield per il famoso “Memorial Garden”, uno spazio dedicato alla memoria di giocatori, tifosi e altri membri legati al club che sono venuti a mancare.


