Febbraio 11, 2026

Il terzo tempo

"When the seagulls follow the trawler, it is because they think sardines will be thrown into the sea"

«Il Tau è cresciuto tanto: anni fa la prima squadra non esisteva neanche, adesso il sogno è la Serie C» – Intervista a Mattia Lombardo

5 min read

Un piccolo paese di circa sedicimila abitanti, ma una grande ambizione: la promozione in Serie C. È  forse questa la definizione che meglio si sposa con la filosofia del Tau Calcio Altopascio, una realtà fiorita negli ultimi anni grazie ad uno straordinario lavoro societario. Al centro del progetto ci sono i giovani – basti pensare che una decina di questi è approdata persino nei professionisti -, ma c’è spazio anche per atleti del calibro di Mattia Lombardo. Quest’ultimo, cresciuto nel vivaio della Sampdoria e sbocciato definitivamente in Serie C, alla Lucchese – dove ha avuto compagni come Falcone e Gabbia, oggi in massima categoria -, ci ha descritto al meglio cosa voglia dire vivere questo ambiente tutti i giorni e che cosa effettivamente lo rende così speciale.

Mattia Lombardo in azione con la maglia del Tau (Crediti fotografici: Lia Baccelli
Per Orange Photos)

Come ti sei avvicinato al calcio? Quanto è stato importante, per te, tuo papà Attilio, che ha calcato palcoscenici prestigiosissimi da calciatore? 

«Il calcio è lo sport che, come tanti bambini, ho sempre voluto praticare, ispirato dalla carriera di mio papà. Da più grande ho avuto poi la fortuna di trasformare tutto ciò in un lavoro e ne sono orgoglioso».

Sei cresciuto nel vivaio della Sampdoria e hai giocato con Falcone, che poche settimane fa ha parato un calcio di rigore contro la Juventus. Che rapporto avevi con lui? Cosa puoi dirci del settore giovanile blucerchiato?

«Di Falcone ho un ottimo ricordo. Abbiamo condiviso momenti molto positivi e importanti alla Sampdoria, come la vittoria del campionato “allievi” – la prima volta nella storia della società -. In finale, contro l’Empoli, andammo ad oltranza ai calci di rigore; io trasformai il mio tiro dal dischetto e andammo avanti fino al nono o decimo penalty, che Falcone parò. Successivamente ci siamo ritrovati nella Lucchese, ormai sette anni fa, ed è stata un’esperienza che non dimenticherà mai neanche lui, nonostante ora sia in Serie A. Fu una stagione difficile per problematiche societarie che ci portarono ad una penalizzazione di ventisei punti, tuttavia riuscimmo a vincere i play-out ai rigori, salvandoci». 

Cos’hai provato quando hai esordito in Serie A?

«Per qualsiasi ragazzo è un sogno, un’emozione unica. Ed è stato ancora più bello perché, da sampdoriano, ho esordito con la mia squadra del cuore, contro l’Inter. Fu un’emozione indimenticabile. Sinisa fu un maestro di vita e di calcio per tante circostanze; di lui ho un ricordo positivo, non solo come mister, ma anche come persona».

La Reggiana è stata la prima società tra i professionisti a garantirti una certa continuità. Come ti sei trovato nella Città del Tricolore?

«La Reggiana ha rappresentato il crocevia della mia carriera, una svolta decisiva per me. Ho vestito la maglia granata per due stagioni: nella prima ho trovato una relativa continuità, mentre nella seconda mi sono sentito più protagonista. In un momento di difficoltà, in cui la classifica non ci sorrideva, ho realizzato un gol su punizione contro il Fano, contribuendo a ritrovare una vittoria che mancava da tanto. Pian piano abbiamo risalito la classifica, arrivando quarti, con in panchina giocatori e dirigenti che conoscevano bene l’ambiente – con alcuni, come Massimiliano La Rosa, mi sento tuttora -. La mia esperienza in granata mi ha svoltato la carriera, perché da lì in poi ho avuto modo di giocare tanto praticamente ovunque. La Reggiana ha rappresentato per me una rampa di lancio e ho un ricordo super positivo dell’ambiente, del tifo, della città e della gente che ho conosciuto».

Un’altra avventura molto positiva per te è stata quella con la maglia della Lucchese. Hai ritrovato Falcone e hai giocato pure con Gabbia, oggi al Milan. Per di più, ad oggi giochi al Tau, proprio in provincia di Lucca. Come mai hai nel cuore questa città?

«La Lucchese è stata una fase molto importante per la mia carriera. Come ti ho anticipato, era un periodo complicato a livello societario, ma, grazie alla forza del gruppo, trasformammo le difficoltà in opportunità. Quel campionato è entrato nella storia, perché ci siamo salvati nonostante una penalizzazione di ventisei punti. È stata un’impresa incredibile condivisa con ragazzi che hanno intrapreso poi grandi carriere. Gabbia, per esempio, ha collezionato oltre cento presenze con il Milan, ma non era “solo” un grande giocatore: era anche una grande persona. Oltre a Falcone c’era Bortolussi, uno dei migliori marcatori del Padova, in Serie B. Lucca mi è rimasta nel cuore anche perché qui ho conosciuto la mia compagna. Tuttora ho ottimi rapporti con la piazza e la società; seppur adesso giochi al Tau e non più in rossonero, vivo qui da ormai tre anni e voglio rimanere».

A San Benedetto del Tronto sei stato allenato da Montero: che personaggio è? 

«Montero è esattamente come tanti lo ricordano da calciatore. È una persona molto seria, tosta e determinata. Cercava di trasferirci queste sue caratteristiche, dandoci motivazione per raggiungere la vittoria e migliorare».

Oggi sei al Tau Calcio Altopascio. L’anno scorso siete andati vicini alla promozione in Serie C e anche quest’anno state facendo di tutto per tagliare questo traguardo. Cosa puoi raccontarci in merito a questa realtà che è emersa negli ultimi anni, crescendo esponenzialmente in poco tempo?

«È stata una scelta ponderata. Conoscevo la società e sapevo che mi sarei relazionato con un ambiente serio, costituito da persone serie. Grazie ad una grande ambizione, negli anni la società ha costruito e sta costruendo tanto – qualche stagione fa nemmeno esisteva la prima squadra -. Hanno poi vinto l’Eccellenza e si sono salvati in Serie D all’ultimo. Io sono arrivato tre stagioni fa e abbiamo subito raggiunto i play-off. Fino a marzo, nello scorso campionato, eravamo una delle candidate per la vittoria del titolo, ma non siamo riusciti a mantenere il passo di Forlì e Ravenna. Stiamo inseguendo tuttora un sogno, un obiettivo che si è posta la società, che però deve andare di pari passo con la realizzazione di un progetto promettente, il cui fulcro devono essere i giovani di prospettiva. Ogni giocatore in rosa, ma in generale ogni persona che lavori per il Tau, sta contribuendo al meglio delle sue capacità e i frutti del lavoro si stanno raccogliendo: nelle ultime stagioni una decina di ragazzi sono arrivati tra i professionisti. Gradualmente, i risultati sono migliorati e chiaramente anche le ambizioni sono diventate maggiori. E il nostro obiettivo chiaramente è la promozione». 

Ringraziamo sentitamente Mattia Lombardo e il Tau Calcio Altopascio SSRLD per la disponibilità e l’opportunità concessaci. 

Mattia Lombardo in campo durante una partita contro il Prato (Crediti fotografici: Lia Baccelli
Per Orange Photos)

Lascia un commento