Aprile 12, 2026

Il terzo tempo

"When the seagulls follow the trawler, it is because they think sardines will be thrown into the sea"

Reggiana, la situazione è sempre più tragica: il Venezia si impone e spedisce i Granata in zona play-out

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Le formazioni

Venezia: Solito 3-5-2 per la squadra di casa. Il portiere è Stankovic; davanti a lui Schingtienne, Svoboda e Sverko. Gli esterni sono Hainaut e Haps mentre a centrocampo operano Perez, Busio e Doumbia. In attacco, invece, si contendono il palcoscenico Yeboah e Adorante.

Reggiana: E’ un 5-3-2 (o 5-3-1-1) lo schieramento adottato da Rubinacci, costretto a rimaneggiare il suo undici a causa di una serie di assenze pesanti. I tre centrali di difesa sono Papetti, Quaranta e Lusuardi, mentre sui binari del Penzo trovano spazio Rover e Bonetti, adattato dunque in una posizione un po’ atipica. Si accomoda in panchina, probabilmente per infortunio, Reinhart, che dunque viene rimpiazzato da Bertagnoli. A coadiuvarlo Charlys e Portanova. Torna in campo dopo la squalifica Girma, che gioca a sostegno dell’unico centravanti Novakovich.

La partita

L’incontro comincia e, dopo circa 160 secondi, la Reggiana va clamorosamente vicina al vantaggio. Papetti, con una rimessa profonda, scodella un pallone interessante in area di rigore. La sua traiettoria viene alterata due volte e per poco i padroni di casa non realizzano una clamorosa autorete. Stankovic, però, riesce a metterci una pezza con un bell’intervento. Ad ogni modo, la risposta dei veneti è immediata, con Yeboah che riesce a farsi largo sulla sinistra e a scoccare un tiro rasoterra, ma fortunatamente termina tra i guantoni di Micai. L’assolo della compagine di Stroppa prosegue nei giri di lancette seguenti: Kike Perez riesce ad insinuarsi in area di rigore e ad appoggiare per Doumbia, che prova a fare girare il destro, ma non trova lo specchio della porta, anche se per poco. Dopo due azioni arancioneroverdi è già chiaro quello che sarà il copione di questa sfida, anche perché gli ospiti sono disposti in campo con una marcata linea a 5. Al 10′ torna a prendersi la scena Yeboah, che tenta un diagonale mancino prossimo al suolo. Il pallone, però, termina fortunatamente la sua corsa a lato. Altro tiro arriva nei secondi seguenti e porta il nome di Busio. Micai disinnesca senza problemi però. La Reggiana torna finalmente ad affacciarsi nella metà campo avversaria nei minuti successivi. Girma sguscia tra un paio di maglie avversarie e trasmette per Novakovich, il quale apparecchia la tavola per il mancino di Bonetti, che però calcia malissimo e regala un pallone ai supporters dei Leoni Alati. Al quarto d’ora attacca il Venezia, che tenta il tiro dalla distanza con Haps. La sfera si insacca all’angolino basso alla sinistra di Micai. Nessuno va a contrastare l’avversario. Totale libertà di provare a centrare la porta. Gol facilmente evitabile, ma era nell’aria. Il centrocampo non sta facendo da filtro. E’ l’ennesima conclusione da fuori.

La timida reazione granata arriva al 31′, quando Portanova suggerisce a centro area per Novakovich, che deve lottare con la difesa avversaria. In qualche modo riesce a ritagliarsi lo spazio per il tiro, ma questo viene sporcato in corner. L’azione su calcio d’angolo evapora con un tentativo ambizioso di Girma dalla distanza. Non manca veemenza ma precisione: palla a lato, a qualche metro dall’incrocio. Non c’è tregua, tuttavia, per la compagine di Rubinacci, che poco dopo rischia di subire un altro gol. Hainaut trova nel cuore dell’area di rigore Adorante, che prova a superare Micai, ma scheggia il palo. Al minuto 44 la Regia ha una chance su calcio da fermo, ma non riesce a graffiare e, anzi, deve fare i conti con una pericolosa ripartenza. Doumbia preme l’acceleratore sulla destra e poi trasmette per Kike Perez, che colpisce un altro legno. Va dunque in archivio sul punteggio di 1-0 la prima metà di partita. Ed è un risultato assolutamente bugiardo, perché per le occasioni create il Venezia avrebbe assolutamente meritato almeno di calare il tris. Reggiana spenta e in confusione.

La ripresa, almeno nella sua fase embrionale, non decolla, pertanto Rubinacci, dopo 61 giri di lancette, propone Lambourde, che rileva Bonetti. Negli istanti successivi torna a prendersi la scena la compagine ospite, con una frustata da fuori area di Charlys, che però non trova la porta. Altri avvicendamenti, stavolta sponda Venezia, a 23 dal recupero: escono Adorante e Haps, mentre entrano Lauberbach e Sagrado. Al 71′, però, i padroni di casa mettono il tanto atteso lucchetto alla partita. Yeboah, anche stavolta completamente libero di calciare, prende la mira e fa partire una botta da fuori area. Micai risponde non nel migliore dei modi e Doumbia corregge in rete su ribattuta. Corre ai ripari il mister della Regia, che però aspetta ad inserire Fumagalli: è arrivato il momento di Sampirisi e Reinhart. Giungono al termine le partite di Lusuardi e Bertagnoli. Al minuto 77 ancora Venezia: il nominato in precedenza Doumbia tenta la bordata e svernicia il palo. Lauderbach mette poi dentro da due passi, ma ha commesso fallo sull’estremo difensore avversario. Rete annullata. Nel finale di gara Stroppa decide di gestire le energie dei suoi ragazzi, richiamandoli man mano. Entrano – “scaglionati” appunto – Dagasso, Korac e Lella. Out Perez, Schingtienne e Doumbia. Durante il recupero si registra l’ennesimo palo, centrato da Sagrado. Rubinacci non ha assi da calare se non Fumagalli, entrato nel frattempo, ma non c’è nulla da fare.

Considerazioni sparse

Partiamo con una premessa: fare la suddivisione delle colpe non cambia le carte in tavola, però è giusto analizzare come abbia fatto la Reggiana a ridursi in questa situazione. Le ultime due prestazioni sono state qualcosa di terrificante. Viene sempre preso l’allenatore come capro espiatorio – così come si era fatto con Dionigi, anche se adesso tanti lo rivogliono -, ma va detto chiaro e tondo: magari fosse quello il problema principale… La realtà dei fatti è che mancano le fondamenta. Proponendo un dato, Quaranta e Lusuardi hanno accumulato – facendo la somma – un totale di appena 12 presenze. Entrambi titolari contro la prima in classifica, anche perché Vicari (così come l’appena nominato Lusuardi) non è mai entrato in condizione. E questo è solo un esempio, che però fa capire come la squadra si stata allestita male. Scarseggeranno le risorse sicuramente e non ha senso dire “il Sudtirol (o altre squadre) ha speso meno di noi e ci sta davanti in classifica”, perché ogni situazione va presa a sé. Fracchiolla anzi ha avuto il merito, in estate, di aumentare il numero di giocatori di proprietà, il che pian piano potrebbe portare ad un consolidamento del gruppo. Obiettivamente, però, l’ossatura della squadra da lui costruita – assieme alla società, ricordiamolo – non va bene. C’è una distanza abissale tra titolari e panchinari. L’alternativa a Reinhart è Mendicino, che è un ragazzo sicuramente con un ottimo potenziale ma che deve ancora farsi le ossa. Così come Vallarelli, che era da lasciare in prestito in C. Poi torniamo a fare la solita manfrina: non puoi rimpiazzare – e tra l’altro neanche ci sei riuscito nel migliore dei modi – giocatori come Magnani, Marras e Tavsan a fine calciomercato. Un mese con la squadra incompleta e ci tocca pure sentire in conferenza stampa che questa era stata migliorata seguendo le idee di Dionigi, prontamente esonerato una partita dopo la chiusura della finestra trasferimenti. E’ una gestione societaria tragicomica. Per di più, come anticipato, chi avrebbe dovuto sostituire Magnani e Tavsan non sta rispecchiando le aspettative. Abbiamo già parlato di Vicari e Lusuardi, ma anche Bohzanaj è un innesto che non ha avuto senso. E’ un giocatore di estro, con qualità eccelse, ma non c’entra niente con Tavsan. E’ un ruolo diverso e ha caratteristiche del tutto diverse. E il suo ruolo appunto in questo modulo non esiste neanche.

Ieri Calabresi, difensore del Pisa, si è rifiutato di commentare la partita della sua squadra, dopo aver perso 4-0 contro la Juve, dicendo espressamente che farlo sarebbe “come prendere per il culo i suoi tifosi” (prendendo le sue parole). Sarebbe gradito – anche se inutile probabilmente – che qualcuno in società avesse l’onestà di fare lo stesso e di assumersi le sue responsabilità, nel rispetto di chi paga e prende permessi da lavoro per esserci sempre.

Passando alla partita, c’è poco da dire. Ha già detto tutto il campo. Il Venezia ha dominato e meritatamente vinto. I due gol presi erano facilmente evitabili. Nel secondo c’è un evidente errore di Micai, ma va anche detto che, in entrambe le situazioni, chi ha calciato da fuori non è stato minimamente contrastato. Il centrocampo non ha fatto da filtro. E poi, se vogliamo dirla tutta, la squadra di Stroppa un errore lo ha fatto: ha impiegato tanto tempo a chiudere la partita. Ha aperto le marcature al 15′ e ha chiuso la gara al 71′, ma si è divorata tantissime occasioni. 55 minuti sono un ampio lasso di tempo in cui poter rientrare in carreggiata, ma davanti non si crea niente. Novakovich lotta da solo contro tutti, Girma è poco concreto e Portanova fatica a graffiare come faceva prima. Per di più Rubinacci ha tardato tanto il cambio di Fumagalli. Va bene il discorso della differenza reti, ma quando sei sotto 2-0 e non hai niente da perdere vale la pena di inserire un attaccante e togliere un centrocampista o un difensore a costo di rischiare qualcosa.

E, per concludere, è giusto spendere due parole anche sul mister per l’appunto. Nessuno mette in dubbio la sua bravura. Se Nesta lo ha preso nel suo staff dopo essere rimasto colpito da lui e dalle sue competenze, un motivo ci sarà. E i risultati, fino a una settimana fa, parlavano anche a favore di Rubinacci. Il problema, però, è un altro: affidare una prima squadra ad un tecnico che non è mai stato appunto primo allenatore quando devi salvarti è una scelta azzardata. Ma non in quanto non sia capace: semplicemente perché è un momento fin tropo delicato. Ad ogni modo, va solo che apprezzato il lavoro del mister, poiché avere il coraggio di prendere una formazione in queste condizioni e lavorare con questa umiltà e serietà non è cosa da poco. La colpa è della società che quest’anno ha sbagliato nella costruzione della rosa, nelle scelte e in tanto altro. Detto ciò, è sbagliato scrivere “richiamate Dionigi”, perché qualcosa con la squadra si era palesemente rotto e quindi sarebbe un suicidio sportivo. Siamo con un piede – uno e mezzo anzi – in Serie C, ma il tempo c’è e la squadra le potenzialità indubbiamente le ha. Fondamentale sarà recuperare gli infortunati e rimettere in condizione chi non lo è (che forse non sarebbe nemmeno dovuto approdare alla Reggiana). Tutti a Bari.

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