Maggio 10, 2026

Il terzo tempo

"When the seagulls follow the trawler, it is because they think sardines will be thrown into the sea"

La capolista se ne va

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Esordio amaro per Bisoli: la nuova Reggiana dorme per 90 minuti e incassa tre reti dal Pescara di Gorgone.

Le formazioni

Reggiana: Come anticipato da Mister Bisoli, l’abito tattico cucito su misura per i suoi ragazzi è un 4-2-3-1. In difesa esordisce Vicari, affiancato da Lusuardi, mentre i due terzini sono Papetti e Libutti. Davanti alla retroguardia fungono da metronomi del centrocampo Charlys e Belardinelli, mentre il tridente che agisce alle spalle di Fumagalli è formato da Rover, Bohzanaj e Portanova. Gondo parte dalla panchina in quanto non è al top della forma, mentre Novakovich si accomoda in tribuna dopo l’espulsione rimediata a Chiavari.

Pescara: Schieramento speculare a quello dei Granata per la compagine di Gorgone. Saio in porta, protetto da Capellini, Altare, Bettella e Letizia. Nel reparto intermedio Valzania, Brugman e Caligara. Davanti Olzer e Insigne lavorano in sinergia con Di Nardo. Un attacco niente male…

La partita

L’incontro comincia con il Pescara che detiene il pallino del gioco; Reggiana più attendista costretta a sottostare alle notevoli qualità offensive degli avversari. Il primo sussulto ospite arriva al 14′: Insigne chiude una bella triangolazione con Caligara e cerca la rete con il suo marchio di fabbrica, ovvero il tiro a giro. Fortunatamente la sfera, dopo aver sfiorato il palo, termina la sua corsa sul fondo. I Biancazzurri continuano a ronzare attorno alla porta di Micai nei minuti successivi e, dopo 21 giri di lancette, riescono persino a fare centro su calcio di punizione. La sfera uscente dal mancino di Olzer trapassa la barriera composta da Rover, Belardinelli e Bohzanaj e, complice una papera del portiere, sgorga in rete. 0-1 al Giglio.

L’assolo degli abruzzesi prosegue senza alcuna reazione de parte dei Granata. Poco più tardi, infatti, Insigne trasmette per Di Nardo, che gli offre un invitante pallone di ritorno. L’ex Napoli, a due passi dal bersaglio, calcia a botta sicura, ma Micai risponde con una parata spettacolare, facendosi perdonare dopo il precedente errore. Ad ogni modo la banda di Gorgone non demorde, mentre la Reggiana sembra essere rimasta negli spogliatoi. Al 34′ Capellini cerca con un lancio dalle retrovie il nominato in precedenza Di Nardo. Quest’ultimo, furbamente, esegue uno splendido velo, facendo giungere il pallone tra i piedi di Brugman, il quale scocca una conclusione violentissima, con cui scheggia la traversa. Ancora una volta il Pescara va ad un unghia dal raddoppio. E questa è l’ultima azione degna di nota di un primo tempo a senso unico. Tutti negli spogliatoi con il Delfino meritatamente in vantaggio. Anzi, il punteggio sarebbe potuto e dovuto essere più rotondo.

Bisoli cerca di dare una scossa ai suoi ragazzi in vista dei rimanenti 45 minuti e opta per una triplice sostituzione: entrano Lambourde, Gondo e Tripaldelli, mentre escono Rover, Fumagalli e Papetti. Nuova linfa ma stesso copione: in men che non si dica Insigne imbecca Di Nardo con una raffinata traiettoria, ma il bomber biancazzurro non imprime abbastanza potenza e grazia i Granata. Il Pescara, però, continua a premere e lo fa con una bella trama offensiva proposta sulla sinistra. Valzania serve Di Nardo, il quale appoggia per Insigne che, pur perdendo l’equilibrio, riesce a trovare la porta: la palla pizzica la traversa e si insacca. E’ sempre più ripida la salita per la Regia.

Il nuovo tecnico decide dunque di giocarsi un’altra carta, ovvero Reinhart, che prende il posto di Charlys. All’alba del minuto 63 prova finalmente a prendersi la scena la squadra di casa: dopo un contatto tra Bohzanaj e Olzer, il direttore di gara indica il dischetto. Dopo un’attenta revisione al monitor, tuttavia, viene revocato il penalty: è fallo dell’albanese. Gorgone, ad ogni modo, decide di fare affidamento su Berardi poco dopo; arriva al capolinea la partita di Caligara. Negli istanti successivi finalmente la formazione della Città del Tricolore riesce a pungere. Libutti pesca Gondo; si intramette poi Lambourde, che si intrufola in area di rigore e, a tu per tu con Saio, fa centro grazie ad una forte conclusione di mancino. Partita riaperta.

Dopo qualche minuto a tinte granata – nessuna particolare occasione da rete però -, torna all’attacco la squadra che prima di questo match era ultmia in graduatoria. Insigne dialoga con Olzer e calcia di prima intenzione sul secondo palo, ma Lusuardi si immola e devia il tiro in corner con un intervento prodigioso. Una decina di giri di orologio in seguito Gorgone decide di stravolgere il suo undici in vista di un finale lungo e dal grande dispendio energetico. Spazio per Corbo, Gravillon e Meazzi; out Letizia, Altare e Valzania. Tra le fila della Reggiana ecco il momento di Bertagnoli. Esce Vicari. Poco prima del recupero il tecnico degli abruzzesi getta nella mischia anche Russo, che prende il posto di uno stanco Insigne. Nei secondi successivi Di Nardo riesce a farsi valere offrendo uno splendido pallone a Meazzi che, solo davanti a Micai, fa centro e mette un lucchetto alla partita. Nel finale piove sul bagnato, in quanto viene espulso Tripaldelli. Cala il sipario e ad esultare sono i giocatori biancazzurri. 1-3 a Reggio Emilia.

Considerazioni sparse

Si sapeva che non sarebbe stato semplice vincere sul Pescara e che la sua posizione in classifica altro non era che un dato beffardo. Olzer aveva già purgato i Granata all’andata, mentre Di Nardo ha trovato la via del gol 13 volte in questo campionato. Per concludere, Insigne è un calciatore che – non c’è neanche bisogno di sottolinearlo forse – non ha niente a che vedere con la Serie B, tant’è che fa la differenza sia palla al piede sia giocando a due tocchi. La Reggiana, tuttavia, ha lasciato all’ex giocatore del Napoli piena iniziativa e quest’ultimo ha marchiato in maniera indelebile indelebile la partita. La squadra ha approcciato la sfida nel peggiore dei modi, rimanendo di fatto negli spogliatoi e soffrendo dall’inizio alla fine del primo tempo, risultando peraltro fin troppo fragile in difesa. La rete del vantaggio, tra l’altro, è qualcosa di tragicomico. La barriera che si apre ed il portiere che non trattiene un tiro così fiacco sono sintomo di una mancanza di lucidità e attenzione. E in Serie B non è tollerabile. La reazione non c’è stata e la retroguardia non ha smesso di scricchiolare. Dopo la rete di Lambourde i Granata hanno, per poco più di 5 minuti, aumentato i giri del motore, ma senza lasciare il segno e calando drasticamente poco dopo, fino al terzo gol biancazzurro.

Come detto da tanti, sarebbe stato probabilmente meglio affidare la squadra a Bisoli prima ancora che la ereditasse Rubinacci. Non si può pretendere che un allenatore plasmi un gruppo – peraltro incompleto – in poco più di una settimana. E se anche lui dovese fallire altro non sarebbe che un’ulteriore occasione per ribadire come la colpa non sia di chi guida i giocatori ma di chi ha allestito l’organico. Torniamo purtroppo a ribadire fatti esposti già in passato, ma è necessario. Il fatto che Vicari, arrivato a gennaio, esordisca dal primo minuto il 6 aprile fa capire quanto sia stata disastrosa la gestione dirigenziale durante il mercato di gennaio. E, tra l’altro, l’ex difensore del Bari non sembrava particolarmente in forma (dopo più di 2 mesi). Spostando leggermente il focus, fino al momento dell’ingresso in campo di Lambourde, la Reggiana ha fatto una fatica immane a farsi vedere in avanti. Portanova si è clamorosamente spento ed è un grande dispiacere in quanto è un giocatore che ha dimostrato di amare questa piazza – non a caso proprio in questa gara ha festeggiato le 100 presenze -. Fumagalli faceva la riserva a Chiavari: è un prospetto interessante che può fare comodo, ma difficilmente la differenza, almeno per ora. Girma, invece, è un calciatore con doti immense, ma talvolta sembra giocare più per se stesso che per il bene del gruppo e i tifosi ormai lo hanno imparato. Bohzanaj non ha fatto una brutta partita ma non è riuscito a graffiare – e non è di certo la prima vlta -. L’unico che, pur avendo mille difetti, si è dato da fare in attacco è stato Gondo, da subentrato. La palla, per di più, non è circolata nel migliore dei modi. E qui forse ha sbagliato Bisoli, lasciando in panchina Reinhart, non ritenendolo – e probabilmente ha ragione – adatto ad un centrocampo a due. Forse il modulo ideale per questa squadra è il 4-3-3; chissà che non lo vedremo con la Carrarese.

Criticare gli allenatori, però, non ha neanche particolarmente senso. Bisoli, a costo di rischiare di macchiarsi il curriculum con una retrocessione, ha deciso di accettare questo incarico. Rubinacci ha lavorato con umiltà, nonostante abbia fallito. Lo stesso vale per Dionigi, imbattibile anche dal punto di vista umano. A queste tre figure si può solo dire grazie, indipendentemente da ogni errore. Se questa squadra va così male la responsabilità è di chi l’ha costruita e di chi ha permesso che ciò accadesse. Sentire Salerno affermare che le critiche rivoltegli sono esagerate è sinceramente patetico e un po’ fuori luogo. Nessuno ha messo in dubbio il fatto che per la Reggiana abbia speso e si sia dato da fare e, anzi, tanti tifosi continuano a rivolgere sentiti ringraziamenti a lui e Amadei per aver riportato una piazza storica in Serie B dopo tanti anni. Se però l’organico è composto in buona parte da giocatori che erano ai margini dei progetti di squadre di bassa classifica, le critiche verso di lui e Fracchiolla diventano inevitabili. Per di più, sperando di esagerare, la squadra non dà alcun segno di vita. E questo forse vuol dire che qualcuno già pensa al prossimo anno, alla nuova maglia da vestire perché tanto la Reggiana viene vista soltanto come una rampa di lancio. E’ dovere di un presidente trasmettere agli atleti valori come l’attaccamento alla maglia e soprattutto fare sì che i tifosi possano riflettersi nel carattere dei calciatori che li rappresentano. Salerno indubbiamente non ci è riuscito. Imprenditorialmente parlando avrà fatto cose importanti in passato – il centro sportivo di Via Agosti è un vanto per la città e tanti meriti sono suoi -, ma ha peccato in termini di carisma.

Tra l’altro, per mettere in luce come questa retrocessione sia un fallimento frutto degli errori di tutta la società – lasciando stare Fracchiolla e il suo operato, di cui abbiamo già parlato a più riprese -, è giusto sottolineare anche un altro fatto. In settimana il capitano Paolo Rozzio si è dovuto difendere in seguito a sue precedenti dichiarazioni in merito ad un suo possibile addio durante il mercato di gennaio. Il difensore della Regia ha fatto luce sull’accaduto con una storia su Instagram – dunque senza neanche metterci la faccia -. Così facendo altro non ha fatto che suscitare ulteriore rabbia tra i tifosi, che si sentono presi in giro e non di certo rappresentati. E parte di questa colpa è anche di chi ha permesso che tutte queste voci uscissero, così come quando si parlava della rottura tra Dionigi e giocatori. Gli stessi che hanno pubblicizzato la campagna abbonamenti in estate con una grafica fatta con l’intelligenza artificiale anziché mettere un’immagine di chi c’è sempre stato e ci sarà. La Reggiana come società ha fallito sotto ogni punto di vista quest’anno.

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