Reggiana, l’impresa sfuma: l’indecente prestazione di Modena costa la retrocessione (quasi) matematica ai Granata
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A distanza di una manciata di giorni dall’ultimo incontro di questa Serie B, o, meglio, a distanza di una manciata di giorni dalla fine di questa agonia, proviamo ad analizzare gli errori commessi dalla società granata – dirigenti, allenatori e calciatori -, partendo proprio dalla gara con il Modena.
Una squadra anonima: il disastro di Modena
Al Braglia si è vista una Reggiana spenta, che è riuscita a prendere le distanze soltanto dopo aver riaperto la partita con il colpo di testa di Vicari. Il Modena era sicuramente più forte anche sulla carta, ma, a sua volta, ha disputato una partita tutt’altro che frizzante. I Canarini infatti hanno puntato molto sui singoli – vedi Massolin che scappa a Bonetti dopo appena 10 secondi, ma anche Zampano -, tuttavia non hanno propriamente assediato i Granata. Hanno tenuto il pallino del gioco, governando il possesso all’intensità che volevano, dunque addormentando anche la sfida quando il punteggio lo permetteva. La squadra ospite, però, ha dormito per tutto il primo tempo. Un colpo di testa di Portanova è troppo poco in un derby. La formazione di Bisoli non era assolutamente sul pezzo: non sembrava che si stesse giocando una partita fondamentale per la salvezza. Per di più, il tecnico ha deciso di puntare su Belardinelli, un centrocampista che non ha combinato le carte in tavola – sembrava anzi disorientato e non poco -. Specialmente dopo l’infortunio di Gerli, metronomo del centrocampo modenese, Reinhart avrebbe potuto dire la sua in mezzo al campo, ma è entrato al 74′. Inoltre, sarà vero che il divario tecnico era marcato, ma non puoi ridurti a giocare un derby a “palla lunga e pedalare”. Gondo era costantemente raddoppiato e ha fatto quello che poteva. Girma, invece, ancora una volta ha giocato più per se stesso che per la squadra. E non è possibile che in tre anni di Reggiana nessuno gli abbia fatto cambiare testa. Bisoli ha poi deciso di mandare dentro Novakovich, che si è divorato un gol già fatto. E forse è la fotografia della sua stagione. E’ la fotografia di tutta la stagione della Reggiana. E’ la fotografia della gestione societaria di quest’anno.
Una dirigenza non all’altezza
E’ giusto partire con una premessa. Riportare la Serie B a Reggio è stata un’impresa. E’ stato un regalo destinato a tutti i tifosi dopo decenni di alti e bassi – soprattutto bassi – in C. E’ stato un patrimonio per tutta la città. Detto questo, si sapeva che questa società, prima o poi, avrebbe avuto un declino. Analizzarla da un punto di vista finanziario non è semplice – anche se le dimissioni di Cattani e le quote cedute ad Amadei da Salerno in precedenza valgono più di tante parole -, quindi limitiamoci ad un discorso più generale. E’ sempre stato evidente – già dalla Serie C – come i dirigenti non fossero sempre in sintonia. Quest’anno, alla conferenza stampa di Fracchiolla dopo il calciomercato, l’ex Vice Presidente Cattani non sembrava neanche convinto – davanti alla telecamera – delle parole pronunciate dal suo collega. Salerno, invece, ha sempre parlato come se avesse in mano la stragrande maggioranza delle quote, quando adesso ne ha a malapena un quinto. E l’addio di tutti quei titolari a gennaio, obiettivamente, fa pensare al fatto che, purtroppo, la Reggiana non potesse più permettersi certe cifre. Non è mai facile incastrare tutte le situazioni e le scelte in una stagione, ma una cosa gradita sarebbe stato un “mea culpa” da parte di tutti e non un direttore sportivo che chiama Teletricolore senza sapere di essere in diretta per difendere se stesso e non la Reggiana.
Il “cambio di rotta”
Da gennaio in poi la squadra è crollata in un vortice di risultati pessimi e la società ha deciso di esonerare Dionigi. Come detto già nel post-partita della gara con il Venezia, a marzo, magari fosse solo il mister il problema… Il problema è che qualsiasi allenatore di Serie B fa fatica a schierare una squadra di calciatori che sono stati messi da parte nelle piazze in cui si trovavano prima. Vicari è stato preso dalla Reggiana a gennaio dopo 6 mach in cui neanche ha visto il campo – e l’ultima sua prestazione di 90 minuti risaliva al 29 novembre. Fortissimo, per carità, però, come tutti si aspettavano, ha impiegato più di un mese ad entrare in condizione. Anche Tripaldelli di sbocchi ne aveva trovati pochi ed è un calciatore obiettivamente da Serie C. Lo stesso discorso fatto con Vicari vale per Lusuardi, che ha esordito a marzo e andava – va detto – ai due all’ora, riacquisendo un buon passo soltanto successivamente. Proseguendo, Quaranta è probabilmente uno die difensori più scarsi del campionato. Non dà alcuna sicurezza – e anche lui a Castellammare non è che fosse propriamente un titolare inamovibile -. Ma purtroppo non è finita qua. Belardinelli a sua volta era stato messo da parte e a Reggio è stato qualcosa di indecente. Ciliegina sulla torta Fumagalli, altro atleta che non riusciva a trovare spazio a Chiavari e che, infatti, anche a Reggio non è riuscito ad incidere. Terminiamo con il “bonus” Novakovich. Probabilmente avrebbe fatto di più se avesse avuto un esterno di spinta che gli suggerisse più palloni a centro area – tipo Bozzolan, uno dei pochi giovani interessanti visti quest’anno -, ma si è rivelato macchinoso e tutt’altro che spietato sotto porta.
Ecco, per mettere assieme tutti questi calciatori ci vuole tanta incompetenza. Qualcuno, però, ci è riuscito, perdendo quattro titolari – letteralmente l’ossatura della squadra – nel mercato di riparazione. E si pensava che con un allenatore che non aveva mai guidato una prima squadra la Reggiana potesse risorgere, con quelle due partite con Mantova e Spezia che sono state l’oppio della società, la quale ha affidato la squadra a Rubinacci fino alla partita con la Virtus Entella. Gestioni così tragicomiche non sono all’altezza di una piazza storica come Reggio, né tantomeno dei suoi tifosi, gli stessi che hanno mandato giù stagioni insipide per oltre 20 anni. E quando manca il rispetto verso la gente è giusto chiedere una cosa a tutti – dirigenti e calciatori -: andate via da questa città e non tornateci mai più.
