Giugno 11, 2026

"When the seagulls follow the trawler, it is because they think sardines will be thrown into the sea"

Reggiana in Serie C: da cosa occorre ripartire per tornare a splendere? – Considerazioni sparse

5 min read

Il trionfo sulla Sampdoria non basta: la Reggiana retrocede in C dopo tre stagioni nel campionato cadetto. L’augurio dei tifosi, ovviamente, è quello di tornare a splendere in Serie B il prima possibile, ma quali sono le fondamenta che la società dovrà mettere il prossimo anno per dare il via ad un progetto che possa progredire nel migliore dei modi nel corso degli anni? Proviamo ad analizzare i punti di forza e i punti di debolezza di questa realtà sportiva.

La Serie C

In Italia, per tanti fattori, ogni anno falliscono piazze storiche o comunque tante società incorrono in gravi crisi economiche – la situazione del Brescia di Cellino nella passata stagione, o quella attuale della Juve Stabia -. Secondo la pagina di “Calcio Style”, dal 2000 al 2024, nel nostro Paese, sono appunto fallite 184 società. Quante di queste militavano in C? Ben 148. Tanti campi e, in generale, tante strutture, in Italia sono fatiscenti o, nel caso “meno peggiore”, inadatte ad un livello che viene etichettato come professionista – parliamo sia di centri sportivi che di stadi e i tifosi della Reggiana lo hanno imparato -. Il tutto viene condito da una lega che guarda più al profitto che alla spettacolarità del nostro calcio e alla gente che lo rende vivo anche in uno dei periodi più bui della storia. Guardando però il “bicchiere mezzo pieno” – anche se di pieno c’è ben poco -, è più facile che il passaggio di proprietà della Reggiana avvenga in Serie C, piuttosto che in B. E’ brutto da dire, ma bisogna essere anche realisti: tornare in cadetteria dopo una sola stagione è molto difficile. E’ più probabile – lo dicono anche i numeri – che il primo anno funga da “stagione di consolidamento” e che un ipotetico ritorno in B possa verificarsi dopo due o tre anni. Allo stesso tempo, però, tornare in Serie B con questa proprietà non sarebbe probabilmente la cosa migliore. Va detto chiaro e tondo: la cessione di quattro titolari a gennaio indubbiamente è stata dettata anche da ragioni economiche. Deve entrare quantomeno un socio alla svelta per garantire alla Reggiana un futuro roseo. Andare in B con questo cda vorrebbe dire tornare a retrocedere dopo una o due stagioni ed è inutile nasconderlo. Fondamentale, ad ogni modo, sarà scegliere le persone giuste anche per quanto riguarda l’aspetto tecnico: Fracchiolla via alla svelta e al suo posto un direttore sportivo che si cali nella parte e comprenda al meglio le acque in cui naviga la società.

Centro sportivo e settore giovanile

Come detto, indipendentemente dal girone in cui sarà inserita la Reggiana, il centro sportivo di Via Agosti sarebbe con ogni probabilità uno dei più belli e all’avanguardia dell’intera competizione. Oltretutto, quest’anno, a prescindere da come andranno i play-off, la Primavera ha intrapreso un percorso straordinario. 5° posto, 58 gol segnati – meglio solo il Lecco – e appena 44 subiti – ne hanno incassati di meno soltanto Modena, Virtus Entella e Sudtirol -. Oltretutto, è stata messa in vetrina una serie di calciatori niente male, ovvero Cavaliere – 17 reti -, Conté – 10 sigilli e ha anche esordito in B – e Maisterra – 9 gol per lui -, ma non solo, in quanto le doti dei giocatori non si valutano soltanto in base ai gol. Potrebbe essere, pertanto, buona cosa aggregare alcuni di questi ragazzi alla prima squadra, in quanto, pur giocando di meno, militerebbero in un campionato certamente più difficile e dunque anche stimolante.

Un’ossatura da preservare

La società dovrà fare i conti, una volta battezzato il nuovo direttore sportivo, con un organico da ricostruire quasi da zero. Si è presa la scelta di estendere, nonostante gli infortuni, il contratto del capitano Paolo Rozzio, e non è difficile che venga rinnovato anche quello di Libutti, calciatore “da compitino” che però ha sempre fatto comodo alla causa della Reggiana, preservando un rapporto speciale con i tifosi granata. A questi due si dovrebbero aggiungere Bonetti, Lepri Bozzolan, Maggio e probabilmente Portanova, in quanto la sua situazione influirà probabilmente anche sul numero di squadre che lo seguiranno durante il calciomercato. Ci sono poi altri calciatori che non andranno in scadenza immediata ma che certamente saranno selezionati da altri club del campionato cadetto, come Papetti, Bertagnoli, Girma e Novakovich. A questi vanno addizionati ovviamente tutti i calciatori approdati a Reggio in prestito che rientreranno. Sarebbe poi bello trattenere Reinhart, tuttavia non sarà affatto semplice. Ad ogni modo, non è una brutta base quella da cui partire a costruire la squadra, indipendentemente da quello che sarà il modulo. Non ha assolutamente senso cominciare ad immaginarsi a maggio la squadra del prossimo campionato con tutte queste incognite, però appunto le fondamenta non sono male. La chiave deve essere costruire un organico di giocatori giovani di proprietà da valorizzare nel tempo. Va ribadito: è difficilissimo tornare in alto dopo una sola stagione. Non vuol dire però che bisogna partire rassegnati, ma neanche che spendere milioni – cosa che la Reggiana comunque sia non ha mai fatto – per prendere dei nomi blasonati. In Serie B, la squadra più forte allestita dalla società è stata indubbiamente quella di Goretti, tuttavia, anche successivamente, i Granata sono riusciti ad espugnare campi importanti non solo perché c’erano i vari Vergara, Pieragnolo, Bianco e non solo, ma perché il gruppo aveva un’alchimia che, complici i risultati, nell’ultima stagione si è dissolta. Un gruppo unito vale alle volte più di un gruppo di calciatori di categoria. Affinché ciò avvenga, chiaramente, è importante che anche l’allenatore riesca a plasmare la squadra, quindi anche quella sarà una scelta cruciale. L’alchimia, però, viene prima della tattica.

L’importanza del marchio e la parte mediatica

E’ inutile negare che gli oltre venti anni di Serie C e l’approdo del Sassuolo sul territorio abbia indubbiamente inciso su questo aspetto, però la Reggiana ha il dovere di crescere sotto ogni punto di vista. E non lo si fa chiamando un paio di migliaio di occasionali vendendo i biglietti a un euro all’ultima di campionato, cosa che la società avrebbe dovuto fare in più occasioni, a costo di rimetterci qualcosina in termini di incasso. Bisogna tornare a fare sì che Reggio Emilia tifi la Reggiana e non l’Inter, il Milan o la Juventus. E per farlo è importante che la Reggiana chiami a sé sempre più giovani, coinvolgendo le scuole calcio e non solo, andando anche proprio negli istituti – non solo superiori – a parlare dell’importanza dello sport. Anche con i social, inoltre, quest’anno si sarebbe potuto fare qualcosa in più per pubblicizzare il marchio o, banalmente, proprio le iniziative come la svendita dei biglietti nelle partite più delicate. Oltretutto, causa dispiacere la scarsa tutela dei tifosi, perché una società che non alza un dito quando viene vietato un derby alla penultima giornata – senza neanche emettere il comunicato – è una società che non ha capito quanto questi siano importanti non soltanto per un tornaconto economico ma anche per un punto di vista “morale”, in quanto l’anno prossimo gireranno ancora l’Italia nonostante una retrocessione amara frutto di un lavoro societario terrificante.

Lascia un commento