Giugno 20, 2024

“Ci vuole talento e testa sulle spalle” – la nostra intervista a Giovanni Catanese

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Abbiamo avuto il piacere di intervistare Giovanni Catanese, centrocampista del Pontedera, una squadra che ha stupito tutti in questa Serie C, arrivando 6° contro tante aspettative. Ci ha raccontato diversi aneddoti davvero interessanti e ci ha spiegato quali sono stati gli elementi chiave per realizzare una stagione così brillante. Ci teniamo dunque a ringraziare sia lui che la società US Città di Pontedera per averci permesso di realizzare questo articolo.

<<Due stagioni fa siete arrivati 14° in classifica, evitando la zona play-out per soli quattro punti e salvandovi direttamente. Quest’anno vi siete posizionati 6°, qualificandovi ai play-off. Da cosa deriva questo grande miglioramento?>>

<<Abbiamo cambiato parecchio rispetto allo scorso anno – sia allenatori che giocatori -, però, insomma, credo che ci siamo compattati, quest’anno, più della stagione precedente, ci siamo trovati bene anche a livello di gruppo. Poi siamo migliorati sotto gli aspetti calcistici, perché – anche se abbiamo cambiato allenatori – ce la siamo giocata con tutti, con la Reggiana e anche con le altre squadre più blasonate, mentre nella scorsa annata, magari, avevamo poca continuità nei risultati, perdevamo spesso partite. Invece, quest’anno, anche se qualche volta abbiamo perso, non abbiamo mai sfigurato con nessuno>>.

<<Che soddisfazione si prova a fermare ben 3 volte la squadra vincitrice del campionato? Tu, inoltre, hai segnato uno splendido gol contro la Reggiana>>.

<<Come dicevo prima, ce la siamo sempre giocata con tutti, perché siamo una squadra che – come vuole mister Canzi – gioca uomo contro uomo a tutto campo, siamo molto spregiudicati, quindi, paradossalmente, con le squadre che giocano cercando di vincere abbiamo più spazi, per cui riusciamo sempre a fare meglio. Con quelle che si chiudono, però, facciamo sempre più fatica; infatti, con la Reggiana, per il momento, abbiamo sempre fatto bene, anche in Coppa Italia Serie C, in casa loro, in casa nostra. Siamo molto contenti di questo, anche perché poi ha vinto il campionato meritatamente>>.

<<Come ti sei trovato nel settore giovanile della Reggina? Qual é la cosa più importante che hai imparato lì?>>

<<Io mi sono trovato molto bene, perché, quando la Reggina era in Serie A, era un settore giovanile molto blasonato. Era organizzato benissimo: avevamo 7 campi, foresterie, ristoranti, palestre… Quello che mi ricordo di più é che, con Giacchetta – oggi direttore sportivo della Cremonese – contava tanto il fattore umano: ci dava molte regole, anche fuori dal campo, erano molto rigidi sotto diversi punti di vista e si rispettavano tutte le regole che ci davano. Poi mi é rimasto impresso il fatto che chi faceva bene aveva l’opportunità di allenarsi con la prima squadra, ciò ti dava uno stimolo in più per fare sempre meglio>>.

<<Nella stagione 2020-2021 hai avuto un problema al ginocchio che ti ha tenuto lontano dal campo per molto tempo, tuttavia – almeno dal punto di vista del rendimento – sembra che non ti abbia segnato più di tanto. Come hai fatto a superare questo periodo così complicato?>>

<<Ho avuto un problema all’adduttore che all’inizio non riuscivo a risolvere, poi, grazie ad un dottore, ce l’ho fatta. Ho cercato di recuperare, perché la stagione prima, non avevo fatto nemmeno un gol – penso non mi fosse mai successo -: ero sempre finito sul tabellino dei marcatori, quest’anno ne ho fatti 5, poi ho realizzato 6 assist. Dopo l’infortunio avevo molta voglia di riscattarmi, perché non ho avuto molta continuità l’anno precedente, non stavo benissimo, ecco. In questa stagione non ho avuto problemi e sono andato abbastanza bene>>.

<<La difficoltà di dovere stare lontano da casa per via del calcio?>>

<<Sono fuori casa da quando avevo 18 anni, quindi, per me, non é un problema, anche perché ho girato tantissime squadre. Anche a livello di carattere, sono uno che socializza velocemente, mi adatto a tutto>>.

<<Nella tua carriera hai rivestito quasi ogni ruolo a centrocampo: quali differenze hai notato, e in quale ti trovi meglio?>>

<<Diciamo che – a detta degli allenatori che ho avuto – sono intelligente e posso ricoprire più ruoli, quindi é una cosa che mi é stata etichettata. Il ruolo in cui mi trovo meglio, fra tutti quelli che ho ricoperto, è la mezz’ala sinistra. Anche ora – per come gioca il mister – sarebbe a due, però io preferisco quando mi danno particolare libertà di inserimento, perché così sono libero di andare a chiudere l’azione, perché appunto mi piace molto inserirmi ed é importante scegliere i tempi giusti per farlo; inoltre riesco a fare qualche gol, di solito. Ho fatto – magari con caratteristiche diverse – anche il trequartista, anche se il mio ruolo principale é la mezz’ala sinistra>>.

<<Quant’é difficile, per un giocatore, vivere il cambio allenatore, magari non soltanto sotto aspetti che riguardano il campo?>>

<<In carriera mi é successo un po’ di volte. È sempre brutto, perché vuol dire che abbiamo fallito anche noi, non ha sbagliato solo lui. Poi alla fine ti affezioni e ti dispiace, perché ti sembra di aver tradito la fiducia, quindi é una cosa fastidiosa all’interno della squadra. Hai un periodo in cui sei giù e quindi non é facile, anche se magari la società lo fa per dare una scossa: molte volte non c’entra l’allenatore, che viene preso come capro espiatorio>>.

<<Nella tua carriera hai visto dei giocatori tecnicamente superiori rispetto alla categoria in cui si trovavano, ma che magari non avevano la testa per diventare un giocatore di Serie A? Secondo te é più importante avere la testa o i piedi?>>

<<In questo momento non ricordo se ho visto qualcuno che potesse puntare davvero in alto, sono passati diversi giocatori quando ero alla Reggina. Quello che penso io é che devi avere talento, ma devi avere anche la testa sulle spalle, sennò dura poco la carriera. Se fai una vita sregolata, mangi male e non ti alleni bene la carriera dura poco. Penso di avere tutte e due le cose per poter arrivare ad alti livelli>>.

<<Secondo te, che differenze ci sono tra Serie D e Serie C, con il salto nel professionismo?>>

<<Secondo me, c’é parecchia differenza a livello fisico e poi c’é differenza per quanto riguarda anche le squadre. In C ci sono tante squadre di buon livello – anche pari livello, a volte -, in D magari le prime 3 sono di discreto spessore e poi c’é troppa differenza. Le ultime, ad esempio, sono troppo lontane dalle prime, quindi c’é parecchio stacco, secondo me, sia sotto l’intensità fisica, sia per quanto riguarda i giovani, che vengono mandati in C dalle squadre professionistiche. In D c’é meno qualità e meno fisicità. Le squadre che puntano a vincere, in D, magari puntano su questo e poi fanno giocare l’attaccante forte, lo fanno stare dal lato dove ci sono più under, così da sfruttare la superiorità fisica, appunto, oltre che la qualità. Quindi, secondo me, c’é differenza sia fisica che atletica, con le squadre soprattutto di media o bassa classifica. Le prime spesso si avvicinano alla C, ma, per il resto, c’é molto meno>>.

<<La Serie C é un campionato considerato minore, ma non per questo poco competitivo. Secondo te, cosa si potrebbe fare per regalare a questo torneo una maggiore visibilità?>>

<<Negli ultimi anni qualcosa si é migliorato, anche i play-off hanno fatto tantissimi ascolti. Qualcosa in più c’é, dal punto di vista televisivo; con queste nuove piattaforme, si é migliorato parecchio. Secondo me, per il calcio italiano, la Serie C é importantissima, anche perché poi molti giocatori hanno fatto il doppio salto: dalla C alla A. I direttori di categorie superiori pescano sempre di più in C, perché qui si dà la possibilità di giocare a molti giovani. Quello che si può fare per migliorare penso sia – ovviamente parlo da giocatore – ridurre i costi per cercare di fare crescere a livello organizzativo le squadre. Molte infatti fanno fatica, perché magari ci sono costi elevati, dunque cercano di risparmiare, a discapito della squadra>>.

<<Qual é il calciatore che hai avuto o in squadra o contro che più ti ha stupito?>>

<<Uno contro cui ho giocato due anni fa, che mi ha fatto molto impressione, é stato l’attaccante dell’Albinoleffe – appena acquistato dal Modena – Manconi: stava benissimo e ci ha messo molto in difficoltà. Un compagno di squadra che mi ha davvero stupito, invece, é Nicastro>>.

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