Giugno 19, 2024

Eros Pisano, oltre 100 presenze in Serie A:”Era il sogno di una vita” – la nostra intervista al difensore del Lumezzane

10 min read

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Eros Pisano, difensore del Lumezzane, formazione neopromossa in Serie C che lotterà “per qualcosa di più della salvezza”, come ha dichiarato il protagonista della nostra intervista. Prima di giocare per questa squadra, ha vestito i colori di tantissime società di livello in Italia, come il Varese, il Pisa, il Palermo ed il Verona, per poi passare al Bristol City, dove ha vissuto due stagioni piuttosto intense con una formazione che ha eliminato il Manchester United di Josè Mourinho in Carabao Cup. Parliamo inoltre di un giocatore che ha collezionato più di 100 presenze in Serie A e che ha avuto come compagni di squadra gente come Emerson, Belotti, Dybala ed Immobile. Ci teniamo dunque a ringraziare sia la società FC Lumezzane che l’atleta per aver partecipato a questa nostra iniziativa e per averci permesso di realizzare questo articolo, che condividiamo. 

“Nel 2010 eri giovanissimo ma eri già un punto fermo del Varese e hai collezionato 40 presenze in B, che soddisfazione è stata? In quel momento, pensavi di poter arrivare ancora più in alto?”

“Sinceramente, dall’inizio della mia carriera, ho sempre creduto, o comunque ho sempre avuto questo sogno di poter ambire ad arrivare alla massima serie. Poi, il percorso di ogni giocatore non è mai semplice e lineare, ho avuto anche io momenti difficili, però sono stato bravo a non mollare e a continuare a lavorare. Quindi, poi, si è realizzato il sogno di una vita”. 

“Nella stagione 2015-2016 giocavi titolare in Serie A con la maglia dell’Hellas Verona. Com’è stato giocare da protagonista nella tua squadra?”

“Diciamo che, comunque, con Verona, ho creato un ottimo legame. Sia con la maglia che con la tifoseria ho un rapporto speciale. Comunque è una piazza dove sono stato bene e dove ho fatto bene, penso di aver disputato una delle mie migliori stagioni in Serie A, lì. Quindi non posso che avere un bel ricordo di Verona”.

“Quanto è difficile passare da una realtà di Serie B che lotta per la promozione ad una di Serie A che ambisce alla salvezza?”

“Logicamente sono emozioni diverse, sono situazioni di preparazione differenti, così come gli sforzi fisici e mentali. In tutti e due i casi, però, devi avere uno scopo  ben preciso. Se in B giochi per vincere devi avere questo come obiettivo e se in A giochi per salvarti, invece, devi avere quest’altro obiettivo. Quindi sono totalmente diversi, ma, per quanto riguarda il dispendio energetico, penso sia lo stesso. Sicuramente credo che sia bello giocare per vincere, però, poi, sai, quando ti giochi la Serie A, anche se comunque lotti per salvarti, stai giocando nella massima categoria. Dunque credo che valga la pena giocarci anche per salvarsi”.

“Hai giocato nel Bristol City, quali sono le differenze tra il calcio inglese e quello italiano?”

“Sin dalle prime partite mi sono reso conto che era un calcio meno tattico e molto più fisico. Quindi diventava anche un gioco più divertente, perché, come dicono gli inglesi, è un calcio “box to box”, dove ti giochi tutto, a tutto campo, dal fischio iniziale a quello finale dell’arbitro. Le partite non sono mai finite, quindi è un calcio spettacolare; penso che questo sport, adesso, stia andando in quella direzione, dove c’è meno tatticismo e prevale l’uno contro uno a tutto campo. Devo dire che comunque in Inghilterra, in due anni, mi sono divertito. Penso che la preparazione alla gara sia diversa: ci sono molta meno pressione e tensione. Anche a livello di strutture e stadi sono avanti rispetto all’Italia; mi auguro che il nostro  Paese possa arrivarci”. 

“In Inghilterra hai affrontato squadre con tifoserie con reputazioni molto particolari, o che comunque sugli spalti danno spettacolo, come ad esempio il Millwall, il Leeds, il Nottingham Forest… come vivono il calcio gli inglesi?”

“È difficile dirlo, penso che, poi, la passione ci sia anche in Italia, negli stadi. Ritengo che sia proprio il modo di vivere lo stadio che sia diverso: per loro è uno sport, in primis, quindi vanno allo stadio con tante famiglie, con molti bambini. È difficile vedere problemi in Inghilterra, cosa che invece ancora riscontriamo in Italia, però credo che poi la passione e l’amore per la propria squadra sia uguale, sia da noi che in Gran Bretagna. Poi gli stadi sono veri stadi di calcio e anche questo aspetto contribuisce a farla vivere diversamente ”.

“Hai giocato con diversi campioni, come Emerson, Belotti, Dybala e Immobile; come ti sei sentito quando hai visto dove sono arrivati loro?”

“Prima di tutto ero felice per loro, poi, comunque, è un orgoglio personale, perchè sono un ragazzo come tutti gli altri, non ritengo di avere  più qualità degli altri però ci ho messo grande impegno, ho fatto tanti sacrifici, ho lavorato parecchio per poter arrivare dove sono arrivato. E, per me, avere giocato con campioni del genere, con nomi importanti, è una soddisfazione veramente enorme, perchè, come ti ripeto, non avevo più qualità degli altri, avevo solo una gran voglia e questa la mettevo nel sacrificio e nel lavoro. Mi ha permesso di raggiungere quello che ho raggiunto e di giocare con giocatori che, ora, a livello mondiale, sono importanti”.

“Con il Bristol City siete arrivati in semifinale di Carabao Cup e, nel vostro cammino, avete sconfitto anche il Manchester United. Che soddisfazione è stata per te, visto che sei stato protagonista anche della partita contro il Crystal Palace, quando avete vinto 4-1?”

“Sono situazioni di cui, lì per lì, non ti rendi pienamente conto, ma poi, quando ti guardi dietro capisci che abbiamo fatto qualcosa di veramente importante. Anche perché siamo arrivati a giocare una semifinale contro il Manchester City dopo aver eliminato lo United ai quarti. Quindi penso che sia stata un’annata straordinaria in Carabao Cup, ma abbiamo fatto bene anche in campionato. La Championship, poi, è una competizione lunga e difficile; nelle ultime partite siamo usciti dai play-off. Sicuramente uno dei ricordi più belli che ho è questa Carabao Cup, perchè comunque siamo riusciti a giocare e a vincere contro squadre importanti, per cui sono soddisfazioni uniche, oltre che bei ricordi, che comunque porterò con me per sempre. Non capita tutti i giorni di giocare contro il Manchester United e il City e sconfiggere i Red Devils in un torneo. Sono gioie personali e di squadra”. 

“Con il Lumezzane avete ottenuto la promozione in Serie C, tornando tra i professionisti. È una categoria che mancava da molto a questa squadra, che, tra l’altro, nella stagione 2018-2019 militava in promozione. Nonostante tu sia arrivato a marzo, come valuti il lavoro di questa società?”

“Io sono arrivato a marzo, perchè ho avuto un grave problema l’anno scorso e quindi mi ci è voluto un po’ per rientrare. Appunto a marzo ho trovato questa società ambiziosa, che voleva credere in me, stava programmando il futuro. Io stavo cercando una squadra per rimettermi in carreggiata, ci siamo trovati e devo dire che, se sono rimasto, è perché mi trovo bene, qui, a Lumezzane. Questa società è seria, vado d’accordo con i ragazzi e ci stiamo preparando ad un campionato diverso rispetto a quello dell’anno scorso, quindi dobbiamo allenarci al meglio per farci trovare pronti alla prima di campionato”

“Quali sono stati i tuoi punti di forza per ripartire dopo il grave infortunio che hai avuto al Bristol City?”

“Non ti devi sicuramente abbattere, scoraggiare, ma devi metterti lì a lavorare. E devi credere di poter tornare, ma, logicamente, ci sono dei tempi fisici da cui non si può scappare, per cui c’è solo da aspettare, lavorare e credere sempre in quello che si sta facendo. Poi, se ti piace quello che fai, logicamente sai che ci sono anche questi rischi, pertanto devi stare concentrato e devi comunque cercare di lavorare, divertirti e avere entusiasmo. Si sa: questi problemi capitano, ma dipende sempre da come si reagisce. Io, dal giorno dopo l’infortunio, ho iniziato a lavorare e non mi sono più girato, non mi sono più chiesto perchè e per come. Dovevo tornare in campo e sono tornato”. 

“Com’è stato collezionare più di 100 presenze nella massima categoria?”

“Si parla comunque di 100 presenze in Serie A, quindi è un enorme orgoglio, una soddisfazione, perchè poi ci ho sempre creduto, era il sogno che volevo realizzare. Ci sono riuscito. Ci sono riuscito per ben 100 volte, quindi potete immaginare la mia soddisfazione. Poi, come dicevo prima, gli infortuni indirizzano un po’ la carriera di un giocatore, però non posso che essere soddisfatto di quello che ho fatto, del giocatore che sono ora; sono felice anche di come sono cresciuto, pertanto sono strasoddisfatto. È un enorme piacere, comunque, aver potuto giocare con e contro grandissimi giocatori”. 

“100 presenze sono un orgoglio, ma la prima volta – la prima partita in Serie A -, che emozione è stata?”

“Il mio esordio è stato in casa, a Palermo, contro l’Inter.  Mi sono, quindi,  trovato davanti una squadra che prima seguivo e vedevo solo in televisione, una squadra che gioca in Serie A, in Europa, magari con campioni del mondo. Sono tante emozioni, perché, comunque, per la testa ti frullano  tante sensazioni: è il sogno di una vita, incontri i giocatori che magari guardavi solo in televisione. Però, una volta in campo, inizi a giocare e vai. Penso sia una soddisfazione, oltre che un’emozione incredibile, soprattutto perchè fai quello che hai sempre voluto fare, in cui hai sempre creduto, dove hai sacrificato tutto te stesso”. 

“La Serie C, seppur sia immeritatamente vista da non molte persone, ha dimostrato di essere un campionato estremamente competitivo. Cosa pensi sia necessario per valorizzare questo torneo?”

“È difficile a dirsi. Logicamente, gli stadi sono una parte importante, ma poi dipende sempre dalle squadre. Ho giocato a Salò, che comunque è un piccolo paese di otto mila abitanti: è difficile portare tanta gente allo stadio. Le situazioni sono tante: sicuramente gli impianti nuovi, le tribune, possono aiutare a rendere questo campionato ancora più affascinante, però penso che ci siano squadre come il Vicenza e il Padova, nel nostro girone, che comunque hanno seguito, hanno tanti tifosi. Poi dipende anche dalla città, dalla passione, dall’amore che hanno per la loro squadra”.

“C’è una partita di qualsiasi campionato che ti ricordi particolarmente per qualche motivo?”

“Sono tante, perchè quando passi dal sogno di poter giocare in Serie A alla sua realizzazione, ti  ritrovi  in tutti quegli stadi che guardavi in televisione e sei di fronte a  tanti giocatori che ammiravi da piccolo. Sono milanista, entrare e giocare a San Siro, soprattutto la prima volta… è stata quella la più importante ed emozionante, con più valore, per me”. 

“C’è un giocatore, con e contro cui hai giocato, che ti ha stupito?”

“Penso sia Dybala, perché comunque l’ho visto da diciottenne, a Palermo, giocavamo insieme. Lo seguo tutt’ora, ho visto i suoi anni alla Juve e alla Roma. È un giocatore straordinario, oltre che un bravissimo ragazzo”. 

“Un difensore, o comunque un giocatore del tuo ruolo, quali caratteristiche deve avere per poter puntare in alto?”

“Sono tante, sicuramente la voglia di mettersi a disposizione della squadra ed il sacrificio. Bisogna avere delle doti fisiche – se non si hanno bisogna lavorarci – e anche tecniche – anch’esse migliorabili -. Poi magari si deve lavorare nei punti dove si è un po’ più deboli, ma soprattutto penso sia importante lavorare dove si è più forti, per emergere. Però, per il ruolo di difensore, credo che uno dei punti fondamentali sia la lettura del gioco, dunque anticipare dove andrà a finire la palla e quindi anche la concentrazione, aspetto che reputo fondamentale”. 

“Dopo la tua esperienza con il Bristol City sei rimasto svincolato e fino a gennaio non hai militato in alcuna squadra, come hai reagito quando ti ha chiamato il Pisa?”

“Ero felice, perché comunque è sempre difficile rimanere fuori. Sono stati mesi in cui ho lavorato da solo al campo, però sapevo che, prima o poi, sarebbe arrivata questa chiamata. Per me, è stata una grande soddisfazione, poter tornare a Pisa, in una piazza dove vivono di calcio e amano questi colori. C’era parecchio entusiasmo, è stato veramente bello poter rientrare dopo sei mesi di inattività”. 

“Visto che hai fatto diversi gol di testa, anche in Serie A contro l’Inter, qual è il tuo “segreto”?”

“Penso sia istinto, quello sicuro. Questo uno o ce l’ha o non ce l’ha, poi anche in allenamento ci lavoro, cerco di migliorarmi, anche perchè so che, all’interno di una partita, le palle inattive sono importanti. Poi, sai, noi difensori raramente ci troviamo ad attaccare, quindi, quando lo faccio, voglio fare bene. Mi preparo in settimana per arrivare davanti alla porta il più preparato possibile”. 

“Nella stagione 2010-2011 hai giocato 40 partite segnando 5 gol ed è stata la stagione che ti ha aperto le porte alla Serie A (infatti poi sei andato al Palermo) Quali sono stati i tuoi punti di forza in questa stagione?”

“Penso che siano stati una grande umiltà, il sacrificio e il lavoro, però queste sono caratteristiche che mi hanno contraddistinto in tutti questi anni, le ho sempre portate avanti. L’umiltà di ascoltare tutti i miei compagni di squadra più grandi, l’allenatore o anche un mio coetaneo è fondamentale, qualsiasi cosa avesse da dire per migliorarmi. Quindi dico che questi tre elementi, per me, sono stati cruciali per arrivare in Serie A e fare bene in quell’annata”. 

“Secondo te, dove potete arrivare con il Lumezzane in questa stagione?”

“È difficile dirlo a inizio stagione. Sicuramente so che ce la metteremo tutta per dare il meglio e poter ambire a qualcosa in più di una semplice salvezza. È il primo anno in cui rientriamo in Lega Pro, quindi, magari, avremo un po’ di difficoltà all’inizio, ma dobbiamo essere bravi ad essere pronti e a superarle velocemente, ad essere compatti come squadra, come società, a lottare in ogni partita, perché poi l’importante sono i tre punti. Si spera di fare un bel campionato, divertendosi, e si spera di poter ambire a qualcosa di più della salvezza”. 

Lascia un commento