Giugno 17, 2024

Il gol a Provedel, la Serie B al fianco di Petković e gli insegnamenti di Jurić – la nostra intervista a Luca Miracoli, attaccante del Ligorna

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Foto: S.C.D. Ligorna - Luca Miracoli

Foto: S.C.D. Ligorna

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Luca Miracoli, attaccante del Ligorna con una fenomenale carriera alle spalle. Parliamo infatti di un grande centravanti che ha militato nelle giovanili del Genoa, dove è cresciuto grazie ad un fantastico allenatore come Juric. Ha poi vestito i colori del Varese – dopo una prima esperienza alla FeralpiSalò – e, in Serie B, ha avuto l’occasione di giocare con e contro giocatori di alto livello, come Petkovic. In cadetteria ha realizzato una meravigliosa doppietta ai danni del Modena e, tra l’altro, ha colto una rete indimenticabile allo scadere contro il Perugia, che tra i pali aveva un certo Provedel – oggi alla Lazio e grande amico del protagonista della nostra intervista -. Ma non è finita qua perchè, tra le tante casacche indossate, c’è quella del Tours, compagine francese che lo ha portato a scrivere una pagina importantissima della sua avventura nel mondo del calcio, con quella rete indimenticabile contro l’Angers. Arrivato da poco al Ligorna, cercherà, insieme a calciatori giovani di spessore e altri con tanta esperienza come Stefano Botta, di realizzare una stagione da incorniciare. E c’è tanto, tanto altro, tra cui una lezione su come poter provare ad arrivare dov’è arrivato lui. 

Ringraziamo dunque vivamente la società S.C.D. Ligorna e l’atleta per averci regalato questa meravigliosa possibilità. 

“Quali sono le differenze che hai trovato tra la Serie B e la Ligue 2?”

Sicuramente tanta differenza fisica, perchè in Ligue 2 c’erano tantissimi giocatori di grande fisicità e quindi, ovviamente, da quel punto di vista è un impatto diverso. Poi c’è tanta differenza tattica, diciamo più a favore dell’Italia. Noi, nel nostro Paese, siamo molto più concentrati sulla tattica, mentre in Francia non ci prestavano troppa attenzione e, proprio mentalmente, non riescono a stare concentrati nemmeno in allenamento, quando si fa tattica. E’ troppo difficile per loro prestare attenzione a questo aspetto: le partite sono tutte veloci, tutte offensive, con continui ribaltamenti di fronte. Poi, chiaramente, io sono stato lì tanti anni fa, magari è cambiato un po’ il modo di giocare. Quando sono andato io c’erano caratteristiche differenti”. 

“In Coupe de la Ligue hai giocato contro il Lione e avevi davanti gente come Tolisso e Gonalons, che emozione è stata?”

“Purtroppo è stata la rovina della mia stagione, perchè in quella partita, dopo trenta secondi di gioco, mi ha fatto un’entrata un difensore e mi ha spaccato tutto il muscolo della coscia. E quindi da quella partita sono stato fermo cinque mesi. Era una grande emozione, era l’ultima partita nello stadio vecchio del Lione – quindi pieno di gente -, avevamo passato il turno precedente con un mio gol contro l’Angers, che era un’altra squadra di Ligue 1. Quindi c’era una bella adrenalina, una bella emozione, ma purtroppo la mia partita è durata pochissimo e lì è finita la stagione”.

“Come hai detto tu, sei andato in gol contro l’Angers, sempre in Coupe de la Ligue, che gioia è stata?”

“È stato bellissimo, probabilmente uno dei punti più importanti della mia carriera, perchè giocavamo contro l’Angers, che in quel momento era secondo in Ligue 1. Avevo fatto un partitone, avevo fatto gol, c’era lo stadio pieno, il giorno successivo sono finito sulla quarta pagina de L’equipe. Ero bello lanciato, come carriera, ed è stata una delle emozioni sinceramente più belle ed uno dei punti più alti. Poi, purtroppo, la partita successiva, con l’infortunio che ho avuto a Lione… tutto quello di buono che avevo fatto in quella partita, in quei mesi, è svanito”. 

“Nella tua prima stagione alla Feralpi hai totalizzato 3 reti in 27 presenze, mentre in quella successiva, oltre ad ottenere un minutaggio maggiore, sei riuscito a realizzare 13 gol. Cosa ti ha portato a compiere questo miglioramento?”

“Io venivo dalla C2 alla Valenzana, in cui avevo fatto 12 gol. Quindi lì era la mia prima stagione in C1 e diciamo che avevo avuto bisogno di un po’ di adattamento alla categoria, perchè adesso C1 e C2 non ci sono più, ma prima c’era tanta differenza. E quindi ho avuto bisogno di ambientarmi durante il primo anno, nella nuova categoria, anche se mi sono goduto un po’ di soddisfazioni come la doppietta contro il Lecce, abbiamo vinto 4-0, una partita storica per la Feralpi. Nella seconda stagione, invece, sia grazie ai compagni che all’allenatore che avevo – Beppe Scienza – che mi ha dato tantissima fiducia, mi ha fatto capire di essere un giocatore importante per la categoria e mi ha trasmesso tanto entusiasmo, oltre che fiducia, da parte sia del mister che dei compagni, sono riuscito a capire che quella era la prima vera stagione in cui potevo fare qualcosa, come calciatore.  Quell’anno, grazie appunto alla stima che mi trasmetteva l’ambiente, ai compagni, ero veramente contento”. 

“Hai giocato con Petkovic ai tempi del Varese, lui poi è arrivato a giocare ai Mondiali. Ti aspettavi potesse arrivare così in alto?”

“Anche in Primavera, al Genoa, ho giocato con El Shaarawy e Perin. Ho sempre avuto compagni di squadra forti che han fatto una grande carriera, però devo dire che Petkovic, per me, era veramente qualcosa di bellissimo da vedere perchè era un attaccante alto come me, però con una tecnica incredibile. Sembrava un piccolo Ibrahimovic. Il suo grosso problema, in quella stagione a Varese, è stato a livello comportamentale, aspetto sul quale noi in Italia, insieme a quello tattico, siamo, invece, molto concentrati. Non sono stati molto bravi ad aspettarlo, a capirlo, perché faceva delle cose stupende. Poi, appunto, non sapevo dove sarebbe potuto arrivare, perché, se vai a vedere la sua carriera, in Italia non ha fatto benissimo in Serie A, ma per via di questo nostro aspetto tattico. A lui non dovevi dare un ordine tattico, dovevi lasciarlo esprimere. Aveva delle qualità ed un talento sopra la media. Mi aspettavo che avrebbe fatto una grande carriera se avesse trovato le condizioni – che ha poi trovato negli altri Paesi, fuori dall’Italia -”. 

“In un Varese-Perugia del 2014 hai segnato all’ultimo minuto ad un portiere come Provedel, puoi dire che sia stata una grande soddisfazione?”

Sì, poi io sono anche molto amico con Provedel, l’ho conosciuto qualche anno dopo in un centro a fare un pre-ritiro assieme. Abbiamo ricordato quel gol e sono molto contento per lui, per quello che sta facendo, perchè è veramente un bravissimo ragazzo – oltre che un portiere formidabile -. E’ davvero una bravissima persona. Mi sono trovato subito benissimo e, sì, devo dire che se penso che uno dei pochi gol che ho fatto in Serie B l’ho segnato a uno dei portieri che, secondo me, è tra i più forti in Serie A, adesso, è una bella soddisfazione”. 

“Hai fatto un gol strepitoso contro il Modena, in Serie B, poi ti sei ripetuto su calcio d’angolo, mettendo a segno una meravigliosa doppietta. Che emozione è stata questa?”

“Sono stati i miei primi due gol in Serie B ed è stata un’emozione grandissima, infatti ogni tanto me li rivedo. Devo dire che già la partita prima, che era stata la mia prima da titolare, avevo fatto bene, avevo avuto due belle occasioni. Lì avevo tantissima voglia di segnare, avevo fatto due bei gol ed è stato bello. Anche perché poi, lì, mi sentivo molto in rampa di lancio e, ovviamente, avendo segnato subito una doppietta in Serie B, con tutta la gente che mi vedeva su Sky… sai, adesso la C è molto seguita – la puoi vedere su SportTube, su DAZN -. Quindi diciamo che erano un po’ le prime partite che i miei amici e la mia famiglia potevano vedere in TV e quindi lì è stato bellissimo non solo realizzare quei due gol, ma essere visto da tutte le persone che mi seguivano da anni”. 

“Nella tua seconda avventura con la FeralpiSalò hai fatto molto bene. 2 gol in 3 partite nella stagione 2019-2020, 5 e 3 assist in 34 partite in quella seguente e 12 in 33 nell’ultima. Anche qui sei cresciuto stagione dopo stagione, ma da cosa deriva questo progresso?”

“Nella prima stagione sono tornato a gennaio e il campionato si è interrotto dopo 3 partite perché era l’anno del Covid, ma ero partito molto forte, ho fatto subito 2 gol e poi purtroppo abbiamo smesso di giocare, non ho potuto dare continuità in quella stagione. La seconda, con Pavanel, ero partito bene poi mi sono un po’ fermato, anche se comunque, a livello di squadra, abbiamo fatto una bella stagione, quindi sono abbastanza contento di quanto fatto anche se i gol, oggettivamente, sarebbero potuti essere un po’ di più. Invece l’ultima, oltre ai 12 gol in campionato, ne ho fatti anche 2 ai play-off, contro la Reggiana, quindi sono riuscito a realizzare 14 gol, siamo riusciti ad arrivare in semifinale. E’ stata una stagione bellissima, probabilmente la migliore della mia carriera – insieme a quella di San Benedetto -. Lì era tutto bellissimo, partendo dal mister e arrivando ai compagni, con cui ho un rapporto ancora molto forte: ci sentiamo sempre. E’ stata una bellissima stagione, finita purtroppo male, in semifinale con il Palermo. Era solo questione di tempo: sono contento che l’anno scorso siano riusciti a raggiungere la Serie B. Avremmo potuto già raggiungerla l’anno prima. E niente, è stata una bella stagione, con una squadra forte, che è salita infatti l’anno scorso. Poi il mister mi ha fatto rendere bene”. 

“Tornando ai tempi del Varese, avevi una grande intesa con Neto Pereira, quali erano le sue caratteristiche principali che magari mettevano in risalto anche le tue?”

“Devo dire che in realtà, poi, non abbiamo giocato tantissimo insieme, perché tra qualche infortunio che ho avuto io e qualcun altro che ha avuto lui, diciamo che abbiamo fatto poche partite. La stagione a livello societario è stata difficile, perchè abbiamo cambiato tre presidenti, quattro direttori sportivi, la squadra è fallita a gennaio. Dal punto di vista tecnico, abbiamo avuto tanti infortuni davanti come attaccanti e quindi spesso la squadra si è trovata a giocare senza centravanti. Neto era un fuoriclasse, è arrivato nel calcio che conta troppo tardi, fino ad una certa età, non ha potuto giocare tra i professionisti, dove appunto è arrivato tardissimo. E aveva una qualità incredibile: sembrava veramente che danzasse sul pallone, poi, essendo brasiliano… Era bello giocare con lui, purtroppo, però, non è che abbiamo fatto tantissime partite insieme”. 

“Hai segnato tantissimi gol in carriera, ma un attaccante come vive un periodo di astinenza dalla rete?”

“Potevo segnare un po’ di più, in realtà, perchè poi ho fatto quattro stagioni in doppia cifra, 3 in cui mi sono fatto male e ho giocato poco – e quindi non le conto come stagioni negative -, 5 in cui ho segnato poco per i miei standard, diciamo 4 togliendo quella del Covid, che poi si è interrotta. Sono abbastanza soddisfatto di quello che ho fatto finora, però so che potevo fare qualcosa in più come l’anno scorso: 4 gol ed 1 in coppa. 5 gol per me sono pochi. Ovviamente, quando non riesco a segnare, non riesco ad essere soddisfatto, anche se magari, se riesco a fare vincere la squadra in un altro modo, dando un contributo come qualche assist o qualche partita fatta bene e la squadra disputa una partita positiva, ottenendo i risultati – di cui ovviamente è merito di tutti, anche mio -, sono contento. Se, invece, come successo l’anno scorso, io non riesco a rendere e la squadra va male, ovviamente sento un peso doppio, perchè comunque tanta responsabilità è dell’attaccante se davanti si fanno pochi gol. E quindi, ovviamente, preferisco le stagioni in cui riesco a segnare tanto, perchè mi sento più utile alla squadra. Poi ci sono state delle stagioni in cui, magari, ho fatto bene senza segnare tantissimo, in cui la squadra ha fatto bene, allora sono felice lo stesso. Però, dai, mi sento pienamente soddisfatto solo quando riesco a fare vincere la squadra con le mie reti”. 

“La tua ultima esperienza al Sangiuliano City? Hai trovato continuità, com’è stato per te?”

“Allora, in realtà, penso sia stata la mia stagione peggiore. Ho fatto 4 gol e siamo retrocessi all’ultima partita: è stata una grossa delusione. Anche perchè, comunque, avevo sposato un progetto importante di una società molto ambiziosa. Loro, appunto, mi avevano accolto e voluto a tutti i costi. E ho avuto molto rammarico, a fine stagione, visto che, come ti dicevo prima, non sono riuscito a rendere come speravo. Non sono riuscito ad aiutare la squadra a salvarsi. Ci sono stati dei problemi, in realtà non ho avuto tanta continuità, magari giocavo una partita sì e due no. Non sono assolutamente soddisfatto di quello che ho fatto l’anno scorso, nel senso che, ovviamente, negli ultimi anni ho sempre giocato per vincere, invece l’anno scorso ho giocato per non retrocedere e non siamo riusciti ad ottenere l’obiettivo, quindi è stata una grossa delusione, una delle più grandi della mia carriera, in realtà, per il risultato finale. Poi, come già detto, la società era ambiziosa, avevo un ottimo rapporto sia con il presidente – il papà – che con il presidente – il figlio – e quindi mi è dispiaciuto non riuscire a raggiungere i traguardi che ci erano stati posti”. 

“Tra i tanti allenatori che hai avuto, qual è l’allenatore che ti ha trasmesso qualcosa in più, magari sia sotto l’aspetto umano che sotto quello tecnico-tattico?”

“Come ho già detto, i miei “papà calcistici” sono due. Uno l’ho già citato ed è Beppe Scienza, ai tempi della Feralpi. Lui per me è stato importantissimo e, purtroppo, dopo non siamo più riusciti a lavorare insieme, anche se per tanti anni ci siamo rincorsi: ogni tanto mi voleva lui, ogni tanto volevo andare io. Non siamo più riusciti a lavorare insieme. Con lui ho un buon rapporto. Poi, proprio a livello calcistico, sono riuscito a dare tanto e ad esprimermi nel migliore dei modi, con lui. Poi ho un ottimo rapporto anche con Torrente, attuale allenatore del Padova, che ho avuto per due anni negli allievi nazionali del Genoa. In un periodo difficile della mia carriera – ho avuto un infortunio a Brescia: mi sono rotto il perone – mi ha voluto alla Sicula Leonzio. Mi ha aiutato a recuperare con molta tranquillità e senza mettermi pressione. E poi ho avuto Juric, in primavera, che per me era un fenomeno. E, infatti, poi, è arrivato in Serie A. Quindi ricordo volentieri tanti mister, mi spiace non citarli tutti, però Torrente e Scienza sono quelli che, come rapporto umano e tecnico, mi hanno dato di più. Anche con Vecchi mi sono trovato benissimo e lo sento spesso. Come allenatore migliore dico Juric: la carriera parla da sola e si vedeva già”. 

“Visto che hai citato Juric, qual è la cosa più importante che hai imparato nelle giovanili del Genoa?”

“Probabilmente, la dedizione al lavoro. Avevamo una grossa mentalità già da ragazzini, poi eravamo una primavera fortissima, che infatti ha vinto tutto: Scudetto, Coppe Italia, Supercoppe Italiane… Quindi diciamo che ho avuto una formazione che mi ha permesso di avere le cose abbastanza facilitate, quando poi sono andato nel calcio dei grandi. Diciamo che, anche se eravamo ragazzini, affrontavamo già le cose come dei professionisti. Quindi, secondo me, la cosa più grossa è stata la mentalità. E, infatti, non è un caso che da quella primavera siano usciti tantissimi giocatori che sono arrivati in Serie A, a livelli importanti”. 

“Com’è stato passare dalle giovanili del Genoa alla Lega Pro 2?”

“Era un’incognita, perchè poi, nell’ultimo anno della primavera, – nonostante avessimo Juric, che per me era fortissimo – non è che giocassi tanto: avevo davanti tanta gente forte, quindi mi alternavo e non sapevo come mi sarei comportato nel calcio dei grandi perchè non avevo idea di come fosse il livello del calcio professionistico e non sapevo come mi sarei comportato, quindi ero molto curioso quando sono andato in C2, però è stato un bell’impatto, perchè ho fatto una grande stagione, che mi ha permesso di essere preso dal Varese, che mi ha girato alla FeralpiSalò. E mi sono reso conto che potevo fare il calciatore, perché poi appunto, quando sei giovane, in primavera, lo speri ma non sai se lo puoi fare. Il primo anno ho detto:”Dai, forse posso fare una carriera da calciatore”. Quindi mi è servito per quello”.

“Adesso sei al Ligorna, una società che l’anno scorso è arrivata quinta in Serie D, secondo te potete puntare alla promozione?”

“Io parto dal fatto che non conosco ll livello della Serie D, non avendola mai fatta. Non posso dare un giudizio obiettivo, anche perchè non è ancora cominciato il campionato e, per adesso, vedo solo la mia squadra. Sicuramente abbiamo tenuto una base buona dall’anno scorso e quindi penso che quando si parte da una buona base e si mettono dei giocatori di valore, ci siano le possibilità di fare bene. Poi, ovviamente, io voglio vincere, nel senso che io sono venuto qua e il mio obiettivo sarebbe quello di vincere, però, appunto, non so come sia il livello. La società è molto ambiziosa. Ho già voglia di fare bene e spero di poter aiutare la squadra ad ottenere i migliori risultati possibili. Però ribadisco che non conosco il livello, so solo che quattro o cinque squadre puntano a vincere, hanno fatto degli ottimi organici. Poi ci sono le regole sui giovani, quindi quattro giovani su undici calciatori devono giocare, quindi devi azzeccare anche i giovani e devi averne di bravi. Quindi non saprei darti un giudizio, ma ovviamente speriamo di poter fare un campionato importante”. 

“Ligorna vorrà dire per te confrontarti con campioni come Stefano Botta – più di 250 gettoni in Serie B – e tanti altri giocatori, magari anche più giovani. Cosa ti aspetti da quest’annata? Pensi che questo mix di calciatori “alle prime esperienze” ed altri con un passato addirittura in cadetteria possa risultare vincente?”

“Lo spero. Botta non ha bisogno di presentazioni: ha fatto una grande carriera. Ha preso un po’ la scelta che ho preso io quest’anno di stare a casa – anche lui è di qua, di vicino Genova -. Quindi, insomma, qualche anno fa ha preso la decisione che io ho fatto quest’anno. Secondo me siamo un buon mix, ci sono dei ragazzi più giovani di noi che hanno buone qualità. Spero ci sia anche tanta fame di arrivare, per adesso sono contento del mio impatto. Non sapevo nulla, non conoscevo la categoria, non sapevo a livello di allenamenti, di squadra, come sarebbe stato. Per adesso sono contento. Poi, come ogni squadra, come in tutte le stagioni, si valuta solo quando ci sono le partite che contano, perché nel pre-stagione sono tutti “bravi” e sono tutti “belli”, poi contano le partite ufficiali”. 

“Quali sono le caratteristiche che ti hanno portato così in alto? Cosa serve ad un giocatore giovane per arrivare dove sei arrivato tu?”

“A parte le qualità fisiche – che ho avuto la fortuna di avere: oggettivamente sono molto alto e  ho un fisico prestante, me l’ha dato madre natura – ci vogliono tanto lavoro e tanta voglia, tanta mentalità. Quindi, purtroppo, non ci sono vie facili, per riuscire in qualsiasi cosa, sia nel calcio che in un qualsiasi lavoro: bisogna lavorare alto, fare qualche rinuncia – a me non piace chiamarli sacrifici, perchè, per me, sono altre cose i sacrifici – perchè, soprattutto quando si è giovani, si deve rinunciare a un sacco di cose: dai 14 ai 20 anni ho rinunciato a un sacco di cose, tra cui gli amici, in adolescenza. Tante cose devi magari metterle da parte se vuoi arrivare. E quindi ci sono poche strade: bisogna lavorare tanto e avere il sogno di arrivare, avere la forza di superare momenti difficili – in una stagione, in una carriera, ce ne sono tanti e ce ne sono stati tanti, tra scelte di allenatori, infortuni e problemi di vario tipo – e bisogna avere la costanza di lavorare sempre, appunto anche quando sembra che non riesca niente, che non vada niente. Queste sono le cose che mi hanno permesso di fare 12 anni di professionismo”. 

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