Giugno 20, 2024

Da prigioniero durante la seconda guerra mondiale a vincitore della FA Cup con il collo rotto, l’assurda storia di Bert Trautmann

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Bert Trautmann è stato uno straordinario portiere del Manchester City, che ha collezionato oltre 500 presenze, ma prima di poter scendere in campo anche solo per la prima volta con i Citizens ha vissuto una storia assurda: durante la seconda guerra mondiale combattè con la Luftwaffe, fu uno dei novanta sopravvissuti di un battaglione di mille soldati, venne quindi catturato e fatto prigioniero dall’Esercito britannico, che lo spedì in un carcere di massima sicurezza inglese. Il conflitto aveva separato nettamente l’Inghilterra e la Germania, ma, nonostante ciò, il Manchester City mise sotto contratto un ex prigioniero tedesco, concedendogli di giocare come portiere, dopo aver ammirato le sue straordinarie doti nei campionati minori. Nel 2000, parlò di tutto quello che aveva vissuto rilasciando le seguenti parole a The Guardian:

A 17 anni ero già un soldato e ho assistito all’orrore e alla bestialità della seconda guerra mondiale. Ma la mia formazione come persona è cominciata a 22 anni, quando sono arrivato in Inghilterra come prigioniero. La gente era gentile, non mi vedeva come un nemico, ma come un altro essere umano. Dopo la fine del conflitto decisi di andare a visitare i miei genitori, visto che non li vedevo da almeno sei anni. Alcune persone della zona mi diedero un cesto con dentro burro, zucchero, pancetta ed una busta con cinquanta sterline. Mi fecero commuovere.

Trautmann non cominciò la sua carriera tra i pali però, visto che il suo primo ruolo fu la mezz’ala destra, posizione che un giorno fu costretto ad abbandonare in una partita in cui mancava il portiere, fece l’estremo difensore per la prima volta e gli piacque così tanto che, da quel momento in poi, giocò sempre in porta. Il portiere era tedesco e proprio per questo non fu accolto nei migliori dei modi a Manchester, visto che circa 40.000 abitanti scesero in piazza a protestare, addirittura gli scrissero delle lettere piene di insulti, visto che nessuno aveva digerito la scelta del club di acquistare un giocatore di quella nazionalità, che aveva combattuto proprio contro i Britannici durante la guerra. Tuttavia, l’estremo difensore decise di pensare alle cose più importanti e accettò tutti gli insulti, volle concentrarsi esclusivamente sul campionato, anche con la voglia di voltare pagina, mostrando una grande professionalità. Recentemente, è tornato al Manchester City ed è stato accolto dallo stadio in maniera straordinaria, come se fosse un eroe, ma forse, dopo tutto quello che aveva vissuto, lo era davvero. Il lato professionale di Trautmann, il suo carattere, il suo disprezzo verso la seconda guerra mondiale, ma, in generale, verso la violenza, gli permisero di conquistare la fiducia dei tifosi del City, che presto convertirono i loro fischi nei suoi confronti in applausi, “Per me questo rimane il successo più grande” ha dichiarato più recentemente. Il primo titolo arrivò nel 1956 e diciamo che dovette stringere non poco i denti per conquistarlo: una FA Cup vinta sotto il cielo di Wembley con il collo rotto.

17 giri di orologio separavano il Manchester City dalla vittoria del torneo, il pallone finì nell’area di rigore dei Citizens dopo un cross, Trautmann uscì dai pali e cercò di mettere le mani sul pallone, ma si scontrò con Peter Murphy, attaccante della formazione ospite, cadde per terra e perse i sensi. Non c’erano sostituti, ai tempi non c’era l’abitudine di convocare due portieri e di fare giocare un secondo in caso di infortunio del primo, doveva resistere solo per altri quindici minuti circa, che in quelle condizioni gli sembravano ovviamente un’eternità, una tortura, non dolorosa come quella della guerra ma comunque molto fastidiosa, non poteva muovere la testa, si teneva il collo con una mano, ma nonostante ciò riuscì ad intervenire qualche volta salvando il risultato. La favola si concluse con la vittoria della FA Cup da parte del City, con il fuoriclasse tedesco che tornò a casa con medaglia e coppa, per poi vincere il premio di miglior giocatore dell’anno. La mattina successiva il dolore non era diminuito, forse era addirittura aumentato, così decise di andare in ospedale, dove gli dissero però che era solo una botta e sarebbe guarito presto, decise di farsi visitare un’altra volta appena tornato a Manchester ed una lastra mostrò che aveva una vertebra cervicale spezzata in due, ma la violenza dello scontro aveva fatto sì che quella sotto, spostandosi a sua volta, l’avesse tenuta al suo posto, il medico gli disse che sarebbe dovuto essere morto o minimo paralizzato. Questa straordinaria storia va raccontata perchè è la dimostrazione di come la forza di volontà possa vincere su qualsiasi altra cosa e dimostra come stringere i denti a volte porti grandi soddisfazioni, inoltre è un bel modo di collegare lo sport ad un argomento come la seconda guerra mondiale.

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