Giugno 20, 2024

Giocare a calcio (ovunque): un’abitudine, un passatempo, una dipendenza

7 min read

Ognuno ama qualcosa e preferisce trascorrere il proprio tempo facendo ciò che più preferisce e, in Italia ma ormai quasi in tutto il mondo, il calcio è uno di quei passatempi destinati a non passare mai di moda. Le cose più belle di ogni gioco di squadra sono sicuramente la compagnia e la voglia di rivedersi e divertirsi ovunque, in questo caso prendendo a calci un pallone e a volte anche rompendo qualcosa, andando avanti per anni e non smettendo mai di provare piacere nel giocare insieme. Mondialito, Ventuno e Porta Romana sono sicuramente i giochi più praticati perchè giocabili ovunque e in ognuno di questi c’è sempre un solo vincitore o una sola squadra vincitrice. Mondialito è sicuramente il gioco con cui si impara meno a giocare a calcio, ma è uno dei più divertenti perchè ci si trova uno contro tutti, la porta è una sola e ognuno deve mettere a segno una rete per qualificarsi al turno successivo, chi non riesce a segnare un gol o più (si decide sempre assieme quanti gol si debbano fare per qualificarsi) viene eliminato, quando si resta in due si gioca la finale, dove solitamente si devono segnare più gol dei turni precedenti, e chi riesce a segnare per primo i gol stabiliti è campione del torneo. Mondial, come solitamente viene abbreviato, non insegna sicuramente a giocare di squadra, perchè non c’è il giro palla, non c’è difesa e si stabilisce se aspettare davanti alla porta facendo correre a vuoto gli altri, attendendo che arrivi prima o poi un pallone e segnando stando soli davanti al portiere, sia legale. Valido o meno, è sicuramente il modo di segnare che dà più fastidio perchè si approfitta del lavoro degli altri segnando senza sudare neanche. Non esiste praticamente la difesa, chi prende il pallone punta chiunque abbia davanti e, solitamente, nessuno ha mai troppa voglia di ostacolare chi attacca, così spuntano le scorrettezze, iniziano a volare i soliti spintoni che sono, in qualche modo, giudicati regolari, dato che l’arbitro non c’è e, nel caso si vada troppo oltre, il direttore di gara diventa il portiere. Ventuno è invece un gioco in cui si è contemporaneamente compagni di squadra e avversari e, a differenza di Mondialito, è un gioco che può aiutare nel palleggio perchè si gioca sempre al volo. C’è sempre il ruolo del portiere, ma quello che è costretto a mettersi tra i pali varia, visto che chi calcia fuori è obbligato ad andare in porta. Si parte tutti con un numero di punti predefinito, il portiere che inizia a subire la tortura dei tiri al volo prima degli altri ha sempre un punto in più e questi punti si perdono subendo gol. In base a come si segna, l’estremo difensore perde un certo numero di questi punti, solitamente un classico tiro al volo toglie 1 punto, un gol di testa ne toglie 2, la rovesciata (che nessuno riesce mai fare) 7, mentre il colpo di tacco 5, il gol di spalla porta il portiere a 0 ed è la mossa che chi sta in porta odia di più, tuttavia, se l’estremo difensore riesce a deviare e la palla termina lo stesso in fondo al sacco, si salva ed è costretto a salutare soltanto 1 dei punti, ma i punteggi spesso variano, ognuno cambia le regole come vuole e questo rende il gioco ancora più divertente. Una volta arrivato a 0 punti, il portiere ha l’unica possibilità di salvarsi parando un rigore dalla distanza che spesso varia di qualche centimetro, perchè, una volta tirato il primo rigore, quando capita di dovere calciare un altro penalty perchè c’è la possibilità di eliminare un altro giocatore si prova ad individuare la zona di battuta usata precedentemente cercando di ricordarsi più o meno il punto e usando riferimenti irriconoscibili come i fili d’erba, perchè spesso il prato è tagliato irregolarmente e allora si prova a guardare quale fosse il punto di battuta precedente cercando di misurare ad occhio nudo la lunghezza del prato, dato che spesso il dischetto è posizionato su ciuffi d’erba o troppo lunghi o troppo corti, così che si possano vedere. I più furbi, solitamente, tengono il segno appoggiandoci il ramoscello più piccolo trovato al parco, ma il problema spesso si verifica quando il vento tira troppo. C’è sempre competizione, ma spesso il più odiato non è il vincitore, ma il solito fenomeno che decide di calciare di collo pieno al volo dalla linea di porta, imprimendo più forza possibile al pallone così che il portiere non abbia il coraggio di metterci le mani. Quello che subisce sempre questo gesto poco gradito cerca di vendicarsi alla prima occasione possibile, ma non sempre centra la porta e a volte colpisce in pieno chi difende lo specchio. E’ così che il gioco rischia di diventare soltanto una serie di pallonate violente ed insulti sempre più volgari, ma poi si conclude sempre scherzando e il clima alla fine si alleggerisce, quando si è amici. Porta Romana è invece la solita partitella a due squadre che si gioca però con una sola porta, molto spesso perchè non si trovano due portieri e il classico bim-bum-bam decide chi deve mettersi contro la sua volontà tra i pali. Il problema della conta è che, una volta che tutti hanno messo giù i numeri e uno ha iniziato a contare andando in senso orario, magicamente i valori cambiano perchè c’è sempre quello che vede che potrebbe toccare a lui il ruolo del portiere quindi il 3 che ha dichiarato poco prima diventa magicamente un 4 o un 2, non di più o di meno perchè sennò viene beccato. Allora si passa al sistema del Pagellino, che serve sempre per decidere chi dovrà mettersi tra i pali e funziona così: ognuno ha un tiro e deve cercare di centrare lo specchio della porta nel suo punto più alto, chi calcia più in basso va in porta. Sembrerebbe un metodo semplice per decretare, ma non lo è perchè spesso le porte sono fatte con gli alberi e il problema è che la traversa, che non fa parte dello specchio ma che se viene centrata assegna il massimo punteggio, non esiste e quindi a volte c’è chi dice che il tiro è troppo alto, chi dice che è traversa (spesso chi batte) e chi che non è un tiro abbastanza alto per potere assegnare il massimo punteggio. Poi c’è il palo, chi lo colpisce fa ricominciare il giro e ognuno deve tirare per una seconda volta, ovviamente quello che prende il palo è sempre l’ultimo a tirare così si inizia a giocare con mezz’ora di ritardo perchè il giro va ripetuto. Ovviamente c’è chi vuole scherzare e fare lo stupido e quindi si mette per ultimo con lo scopo di mirare il palo, a volte questo ci riesce, a volte no e la giustizia lo punisce facendo finire il pallone fuori dalla porta e facendogli quindi fare 0 punti, mandandolo quasi sempre a difesa dello specchio o al massimo agli spareggi con qualche altro fenomeno che ha calciato fuori o rasoterra. Quando poi inizia la vera partita, vale un po’ tutto, l’arbitro diventa, come al solito, il portiere, ovviamente non è mai corretto e le discussioni sono sempre aperte. Uno degli altri problemi, tra i più grandi, del gioco è quello delle squadre, perchè ci si può impegnare quanto vuole, ma la squadra che è sotto di un solo gol o che sta anche solo pareggiando, inizia a lamentarsi perchè le due formazioni sono squilibrate. E, ovviamente, il fuorigioco non esiste.

Questo è il calcio giocato tra amici, ed è magico perchè riesce a riunire tutti quanti in discussioni, scherzi, stupidità e svago, ed è bello così. Ognuno ha giocato o gioca ovunque, chi sotto la chiesa, chi al parco, chi in piazza o in altri centomila posti, ma qualunque terreno di gioco diventa indimenticabile e tutti ci si affezionano perchè sono posti in cui sono scolpiti ricordi o esperienze che non si vorrebbe mai smettere di vivere. Sono proprio luoghi come chiese e piazze che fanno da macchina del tempo, perchè raccolgono tante generazioni e i reperti archeologici come i palloni che finiscono sui tetti per via dell’estrema precisione che ogni componente di un gruppo di amici ha fanno capire come il calcio sia davvero una dipendenza ed un qualcosa di immortale. I litigi fanno parte del gioco, la differenza tra parco e campo su cui si fa allenamento è questa, dato che sul secondo si impara, sul primo si gioca solo ed esclusivamente per divertirsi, non ci sono allenatori e quindi non si migliora, ma il clima e l’unità tra amici lasciano il segno. Alcuni esempi di “tracce di vita” ritrovate decenni dopo, che dimostrano come già qualcuno giocasse nelle piazze o sotto le chiese sono state ritrovate ad Ascoli Piceno, dove sono stati raccolti dal tetto della chiesa di San Tommaso decine e decine di palloni che si sono depositati là sopra col passare del tempo, ne è stato ritrovato uno anche dei Mondiali del 1978.

Si può anche essere così intelligenti da provare a colpire il campanile di una chiesa, ma se la precisione non è delle migliori può capitare di centrare l’unico buco in cui è possibile incastrare il pallone. Ovviamente, riuscire a centrare quel buco, non è un gesto voluto, è totalmente involontario, ma quando l’idea è così poco sensata può capitare anche questo, anche se il momento preciso in cui quella palla dell’Europa League, comprata da meno di una settimana, si è incastrata è unico e le possibilità di prendere un bersaglio così piccolo sono, in teoria, remote. Si può anche, successivamente, provare a colpire nuovamente quella palla con un’altra, cercando di far sì che lo scontro faccia cadere la prima, ma è difficile e infatti le speranze di rivedere quel pallone sono basse e c’è bisogno che si sgonfi e che arrivi il vento per tirarlo giù da quel punto il 16 o il 17 aprile, con la palla che ha usato quel buco della chiesa come dimora dal 27 ottobre.

Lascia un commento