Giugno 19, 2024

La tregua di Natale, quando il calcio riuscì a fermare la Prima Guerra Mondiale

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L’orrore della Prima Guerra Mondiale lo conoscono tutti. Combattimenti, distruzione, violenza, morti e altri terribili avvenimenti. Milioni di persone sono state obbligate a prendere in mano le armi e a combattere, nonostante nessuno volesse vivere in quelle condizioni: con l’ansia, con la consapevolezza che si sarebbe potuti morire in qualunque momento e con l’obbligo di uccidere altra gente, che nemmeno si conosceva di nome e che, a sua volta, non voleva trovarsi in mezzo a quel terrore. E tutto questo è durato per anni. I soldati erano costretti a vivere in trincee, in mezzo al fango, alla terra e ai cadaveri dei compagni che perdevano la vita uccisi dalle armi dei nemici. Il fuoco, gli spari e tutti gli altri orrori non terminavano, anzi, andavano avanti senza interruzioni. Ed è incredibile come, in una vicenda come questa, sia stato coinvolto anche il mondo dello sport. Il calcio, nella Prima Guerra Mondiale, ha avuto un ruolo molto importante ed ha svolto un compito utile, trasmettendo anche un bellissimo messaggio. Nonostante non sia stato abbastanza per fare terminare tutti i combattimenti, vale la pena ricordare, anche a distanza di oltre cent’anni, cos’ha fatto lo sport più amato di tutti in tempi di guerra. Il calcio stava già diventando una dipendenza, stava già diventando il gioco del popolo in tanti paesi da moltissimi anni. Stava raggiungendo dei livelli e dei numeri molto importanti e le persone lo stavano cominciando ad amare, visto che, pian piano, si era diffuso in tutto il mondo. Ma, durante il periodo dei combattimenti del primo conflitto di dimensione mondiale, come in ogni guerra, la vivacità del popolo, dei bambini che vogliono giocare assieme e di tante altre cose belle ed importanti come queste, vengono sostituite dal silenzio, dal terrore, dalla povertà e dall’angoscia. E i rumori dei bombardamenti sostituiscono quelli delle piazze piene. Tutti gli stati fanno a gara sia per produrre il maggior numero di armi che quelle più pericolose e letali. E queste vengono poi utilizzate dai soldati, che hanno bisogno di esse per combattere contro il nemico. Quando gli eserciti combattono non c’è pietà, anzi, si pensa che più si ammazzi meglio sia. Ma, tutto sommato, chi viene coinvolto nella mostruosità della guerra è umano. Chi combatte da una parte è umano. Chi combatte da un’altra è umano. Durante il Natale del 1914, in diverse zone del fronte occidentale, il caos cessa. Gli eserciti, in alcuni territori, decidono di smettere di uccidersi a vicenda almeno per il periodo delle feste. Già dalla settimana che precedeva il 25 dicembre, le truppe tedesche ed inglesi avevano deciso di interrompere i combattimenti per portarsi doni nelle trincee. Inoltre, si erano scambiati gli auguri e, addirittura, avevano cantato assieme. Quelli che, qualche giorno prima, si stavano uccidendo e massacrando con armi spietate, si stavano trattando come se fossero amici. La pausa, ovviamente, è durata soltanto per quei giorni, dopo si è tornati nelle trincee. Infatti, queste cessate al fuoco non erano ufficiali. Tuttavia, quelli che erano costretti a farsi la guerra, dimostravano di non essere macchine da combattimento ma veri esseri umani. Il 24 e il 25 dicembre, un buon numero di soldati tedeschi e britannici, assieme ad una minoranza di francesi, abbandonano le trincee e si riuniscono nella terra di nessuno per scambiarsi regali, cibo e qualche altro dono. Altri, invece, ne approfittano per seppellire i cadaveri dei compagni che hanno perso la vita durante gli scontri. Incredibilmente, i due eserciti nemici stavano fraternizzando. Sembrava si fossero scordati quale fosse il loro compito. Era come se si fossero dimenticati quello che era successo nei giorni precedenti, quando si stavano uccidendo a vicenda. E questa è un po’ la dimostrazione di come nessuno volesse e ancora oggi voglia la guerra. Quelli che dovevano essere nemici stanno incredibilmente diventando l’opposto. Mentre questo accade, gli Inglesi tirano fuori un pallone. Si inizia a disputare una partita di calcio. Si gioca nella cittadina di Ypres, in Belgio. Quella che per gli Inglesi è la “no man’s land” diventa il terreno di gioco. Con gli oggetti che hanno a disposizione, i soldati si arrangiano come possono per formare delle porte e fanno prendere a quella parte di territorio l’aspetto di un campo da calcio. Quella che era la zona che doveva separare le trincee, dove nessuno voleva passare per paura di essere fucilato dai nemici che si trovavano dall’altra parte di essa, si era trasformata in un campo per giocare a pallone. A Natale, invece che uccidersi con le armi in mezzo ad una guerra, dei militari stanno calciando e rincorrendo una palla, tutti assieme, dimenticandosi quello che era il motivo per cui si trovavano lì. La partita termina con il risultato finale di 3-2 in favore della squadra composta dai giocatori provenienti dalla Germania.

Purtroppo, questa tregua è durata soltanto per questo breve periodo, nei giorni attorno a Natale. Subito dopo, i soldati sono tornati nelle loro trincee, a combattere nonostante non volessero farlo. Dunque, quest’evento storico ha soltanto “fatto prendere una pausa” a chi era coinvolto nei combattimenti. Anche il papa aveva chiesto un’interruzione della guerra almeno per i giorni festivi vicini al 25 dicembre, ma questa sua richiesta non era stata presa in considerazione più di tanto. Gli stati non volevano che cessasse la violenza neanche in quei giorni, infatti, la tregua di Natale è stato un evento unico anche per questo. In non poche zone si è continuato a combattere. Purtroppo, questa fantastica storia che ha preso vita nel 1914 non è bastata per fermare il conflitto. Infatti, la guerra è andata avanti: i disastri, le tragedie e le stragi sono proseguite negli anni successivi. Tutte le nazioni perdevano sempre più uomini durante la guerra e gli scontri sanguinosi non cessavano. Dal 1916, a Natale, non c’è più stata alcuna tregua, poichè chi avesse fraternizzato con il nemico sarebbe stato condannato severamente. Tuttavia, è bello ricordare come il calcio abbia fatto capire che la violenza non sia la soluzione, ma, anzi, ha dimostrato che la cosa più bella è stare assieme, senza uccidersi e portandosi rispetto, divertendosi. La notizia che dei soldati avevano smesso di combattere per giocare a pallone, ovviamente, è stata inizialmente censurata e si è cercato di non diffonderla, per evitare che questo accadesse in altri posti e che altri soldati smettessero di usare le armi, anche se sarebbe stata la cosa migliore per tutti quanti. Il calcio, facendo questo a nome di tutti gli sport, ha dimostrato di essere capace di unire le persone in qualunque momento e anche di separarle in quelli peggiori.

Il calcio è musica, danza e armonia. E non c’è niente di più allegro della sfera che rimbalza

-Pelè

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