Giugno 20, 2024

Il miracolo della Grecia all’Europeo del 2004

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Da sempre le partite delle nazionali hanno un qualcosa di particolare. Uniscono i paesi sotto un unica squadra, indipendentemente se il proprio paese sia forte o meno, ci si trova a tifare tutti per la stessa squadra. E quando la vittoria arriva, è sempre una gioia per tutti. E gioia deve esserci stata in Grecia, in quell’estate del 2004, in cui una squadra nettamente sfavorita riuscì a imporsi sulle grandi d’Europa.

La Grecia veniva da un periodo di rifondazione, e in panchina sedeva Otto Rehhagel, un tecnico che già aveva avuto esperienze in Germania. Come detto, la Grecia veniva da un decennio buio, in cui non si era qualificata a nessuna competizione internazionale. Così Rehhagel arrivò per un motivo: rifondare la squadra. Portò subito due ideali di gioco: difensori molto fisici e la necessità di un numero 9 capace di segnare e creare spazi ai compagni.

Rehhagel durante una partita con la Grecia (foto: Wikipedia)

Le qualificazioni

Il girone di qualificazione all’Europeo in Portogallo iniziò male per gli ellenici, che subirono 2 sconfitte per 2-0 contro Spagna (una delle favoritissime del torneo) e Ucraina. Poi però, a sorpresa, riuscirono ad ottenere la qualificazione grazie a 6 vittorie di fila. Il sorpasso sulla Spagna arrivò l’11 Giugno 2003 con la vittoria sull’Ucraina e grazie anche al pareggio della Spagna in casa del Galles.

La squadra ellenica all’Europeo trovò un girone di ferro, composto da: Portogallo, padrone di casa, Spagna, favorita del torneo, e Russia. I Greci esordirono proprio con i portoghesi nella partita di apertura dell’Europeo. Il Portogallo all’epoca poteva contare giocatori del calibro di Figo, Rui Costa, Simão e un giovane Cristiano Ronaldo. Già dopo 7 minuti la Grecia passa a sorpresa in vantaggio, con un gol di Karagounis dopo un errore banale della difesa. La partita rimane immutata fino a quando Seitaridis viene messo a terra in area portoghese da Rui Jorge: è calcio di rigore. Basinas dal dischetto non sbaglia. La partita finirà 2-1 grazie al goal inutile di Ronaldo. Questo è solo il primo dei miracoli che questa squadra compirà durante il torneo.

Karagounis esulta dopo aver segnato il goal del vantaggio

Nella seconda partita del girone, il CT greco propone gli stessi undici schierati contro il Portogallo. Stavolta è l’avversario, ovvero la Spagna, a passare in vantaggio con il goal di Morientes. La Grecia però non demorde, e continua a giocare al suo solito modo: concedere molto poco in difesa per poi effettuare delle ripartenze e azioni fulminee, che erano rade ma spesso pericolose. Charisteas riesce a trovare il pareggio e il resto della partita è un inutile assedio della Spagna. Nonostante la sconfitta per 1-2 contro la Russia nella partita successiva, i greci riuscirono a qualificarsi per la regola dei goal fatti ai danni della Spagna.

La fase finale

Nei quarti di finale la Grecia è chiamata ad affrontare a Lisbona la Francia, campione in carica, una squadra composta da vecchi campioni e da nuove promesse, in cerca di redimersi dalla grande delusione del mondiale di 2 anni prima. Rehhagel stavolta si affida a Niklaidis, messo sulla trequarti nonostante fosse una punta, e davanti a Charisteas, l’uomo della provvidenza, e alla sua solita difesa ferrea. Nel primo tempo, entrambe le squadre sono sterili e l’unica azione degna di nota è un gol fantasma della Grecia. Nella ripresa, però, gli ellenici alzano il ritmo: Zagorakis, che durante la carriera farà anche una stagione al Bologna, scatta sulla fascia e arriva al limite dell’area, alza la testa ed effettua un cross perfetto per la testa di Charisteas, che la mette dentro nell’angolo alto. Per il resto della partita la Francia sarà molto sterile e non creerà particolari occasioni a parte un colpo di testa di Henry. La Grecia arriva così in semifinale.

L’esultanza di Charisteas dopo il goal

In semifinale la Grecia affronta la Repubblica Ceca, una squadra con ottimi giocatori ma che non era ancora riuscita a vincere nulla. Dopo un primo tempo noioso (con anche l’infortunio di Nedved) nel secondo tempo la partita cambia. I Cechi sprecano tante palle gol e la partita va ai supplementari, con la nuova regola del silver goal, che stabiliva sostanzialmente che se una squadra si fosse trovata in vantaggio alla fine del primo tempo supplementare, la partita si sarebbe conclusa. La Grecia sembra averne di più e, a pochi secondi dal 105′ minuto, su un calcio d’angolo di Tsiartas, Dellas riesce a colpire con la testa e a metterla in rete. Grazie alla regola del silver goal detta prima, la Grecia va in finale.

Dallas dopo aver segnato il goal dell’1-0

Nei giorni prima della finale, la Grecia, da sempre un paese che, seppur senza molta storia internazionale è sempre stato molto appassionato al calcio, è molto movimentata. Tutti sanno che i giocatori hanno la possibilità di fare un miracolo sportivo come la Danimarca nel 1992.

il 4 Luglio 2004 ha luogo la finale, una replica della partita d’inaugurazione, Portogallo-Grecia, con i Portoghesi intenzionati a vincere davanti al loro pubblico. I Greci giocano come sanno fare, giocando molto in difesa e chiudendosi molto. Si arriva all’inizio del secondo tempo sullo 0-0. Tutti i tifosi greci sono in ansia, fino a quando, al minuto 57, su un calcio d’angolo di Basinas, la difesa portoghese pasticcia e spunta la testa di Charisteas. Ancora Charisteas, l’uomo delle reti importanti e pesanti, porta in vantaggio i suoi uomini. A quel punto, la partita diventa un assedio, con i Portoghesi che, con Deco, Ronaldo e Figo, cercano il pareggio, spedendo spesso però la palla fuori e andandosi a schiantare contro il muro della Grecia. I Portoghesi non riuscivano a muoversi in area, e, dopo un’invasione di campo, la partita si conclude. La Grecia è campione d’Europa, vincendo il suo primo titolo internazionale. Rehhagel compie l’ennesimo miracolo sportivo della sua carriera dopo lo scudetto in Germania con la neopromossa Kaiserslautern. Atene esplode di gioia e tutti scendono a festeggiare nelle strade. E’ festa ovunque. La Grecia, partendo da assoluta sfavorita in un girone di ferro, è riuscita in uno dei più grandi miracoli della storia dello sport. Una sorpresa per tutti, che però ha fatto capire anche che pure giocando “male” con catenaccio e contropiede si possono ottenere risultati, alla faccia dei guru del calcio moderno, che invece predicano solo il bel gioco.

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