Giugno 20, 2024

“No one likes us, we don’t care”

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Questa è l’Isle of Dogs, letteralmente l’Isola dei Cani, una piccola area di Londra:

Il territorio è bagnato dal Tamigi, che lo circonda con una forma simile ad una U. Questa zona era sede della più alta concentrazione di case popolari in Inghilterra, ma ora è più conosciuta per via del prestigioso complesso di edifici della Canary Wharf, un importante centro direzionale sviluppatosi proprio lì negli anni ’80. Inoltre, è famosa anche grazie alla sua forte industrializzazione, alla sua importanza commerciale e ai suoi porti. Il nome è davvero bizzarro e si dice che sia nato così (non è certo che questo sia il vero motivo, è un’ipotesi): le prima tracce scritte di questo territorio risalgono al 1588, si sostiene che Enrico VIII, il quale aveva il suo Palace of Placentia dall’altra parte del fiume della capitale, nel Greenwich, avesse il ricovero per i suoi cani da caccia lì, in quel pezzo di terra circondato dal fiume. Un’altra teoria è la seguente: il nome potrebbe essere nato dopo la storpiatura di Isle of the Docks, ovvero l’Isola dei Bacini, per via dei tantissimi moli e bacini che circondavano l’area.

Cosa c’entra tutto ciò con il calcio? La risposta è questa: qui è nato il Millwall.

Il club fu fondato da alcuni lavoratori della J.T. Morton appunto a Millwall, nell’East End, proprio nell’Isle of Dogs, nel 1885. Il nome, però non era quello che conosciamo noi oggi, ma Millwall Rovers. La J.T. Morton era un’azienda scozzese fondata ad Aberdeen nel 1849, che forniva cibo alle navi a vela. Era di proprietà di James Morton, appunto uno scozzese che decise di aprire qui, nell’Isola dei Cani, la sua fabbrica, nel 1870, la quale riuscì ad attirare manodopera addirittura da tutta la nazione, oltre che dalla costa orientale del Paese da cui proveniva il suo fondatore, inoltre, il gruppo di operai che fondò il Millwall era in maggioranza formato da Scozzesi. Jim Murray, nel suo libro, ha scritto:

Un gruppo di operai di una fabbrica di conserve – molti dei quali scozzesi, alcuni inglesi – era convinto di poter formare una squadra di calcio per dare filo da torcere agli altri club locali

La prima sede della squadra fu il pub The Islander, che era situato al 3-5 di Tooke Street e che venne costruito nel 1858. Nella loro prima stagione, i Lions lo utilizzarono come spogliatoio. Ai tempi era conosciuto come Sextons per via dell’allora padrone di casa Maurice John Sexton e il soprannome continuò anche dopo la sua scomparsa, fino agli anni ’20. Purtroppo, durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Isle of Dogs venne presa di mira dalla Luftwaffe e il pub venne colpito e distrutto da un bombardamento durante le prime ore del 7 settembre 1940 e non fu mai ricostruito.

In quella squadra giocavano: Duncan Hean, che era il capitano, George Oliver, J Reekie, Patrick Holohan, Owen Elias, Henry Gunn, Tom Jessup, Joe Potter, Fred Northwood, John Rowland, James Crawford, Harry Butler e George Syme. Jasper Sexton, diciassettenne, ricopriva ai tempi il ruolo di segretario del club ed era figlio del proprietario del pub Islander di Tooke Street, dove i Millwall Rovers tenevano le loro riunioni. Il primo presidente del club fu il medico di famiglia irlandese William Murray-Leslie.

Jasper Sexton, sulla maglia sembra ci sia scritto “MRFC” che dovrebbe stare per “Millwall Rovers Football Club”

Uno dei primi calciatori a fare la storia del Millwall fu Obed Caygill, che giocava tra i pali. Veniva dal sud di Londra, era nato nel 1870 e fu portiere della squadra fino al 1894, quando smise di giocare dopo essersi rotto una gamba. Nel 1893, rilasciò delle parole molto importanti all‘English Sports, parlando della fondazione del Millwall:

I fondatori furono alcuni lattonieri che lavoravano sull’isola. Inizialmente chiamata “Iona” (tra l’altro un nome decisamente scozzese), crebbe di importanza fino a raggiungere la posizione attuale. Continua a essere praticamente una squadra di operai, solo uno o due dei suoi membri sono impegnati in altre occupazioni, come gli uffici

(Fonte ultimi due paragrafi: http://www.millwall-history.org.uk/Origins.htm)

Londra, grazie alla sua crescita e alle possibilità di lavoro che offriva, attirava tantissime persone da tutta la nazione e l’Isle of Dogs divenne la meta preferita per molti ventenni.

Un’immagine del Millwall del 1887, con la East London Cup

Il primo stadio dei Lions era situato in Glengall Road e fu utilizzato soltanto dall’anno della nascita a quello successivo ed ebbe quindi una vita molto breve. In 25 anni i Lions cambieranno ben 4 stadi.

Il Millwall giocò la sua prima partita il 3 ottobre 1885 e fu una sconfitta davvero umiliante, dato che la partita terminò con un successo per 5-0 in favore del Fillebrook. Pochi anni dopo, il club cambiò il nome in Millwall Athletic. Fu inoltre uno dei membri fondatori della Southern Football League, che vinse nei primi due anni della sua esistenza.

Il secondo stadio fu il Lord Nelson Ground, che era situato dietro il pub Lord Nelson in East Ferry Road. In questo campo, che rappresentò la casa del club fino al 1890, i Lions giocarono 101 partite, portando a casa 59 vittorie, pareggiando 12 volte ed uscendo dal campo sconfitti per 30. La prima partita al Lord Nelson si concluse con una vittoria per 4-1 contro lo Iona F.C. il 25 settembre del 1886. Visto il successo riscontrato con il vecchio impianto, si decise di trovare un campo più adatto per giocare le partite. Fu acquistato un territorio a sud, sulla punta della piccola area circondata dal Tamigi e Lord Nelson divenne la nuova sede del club. Con un campo recintato, finalmente il Millwall fu in grado di fare pagare il biglietto d’ingresso ai supporters e di partecipare alle competizioni di coppa. I Lions affittarono il terreno da una certa Lydia McMahon, che, sfortunatamente, ricevette un’offerta migliore nel 1890 e questo portò il Millwall a venire sfrattato. L’ultima partita giocata in quello stadio fu contro il Royal Arsenal (nome dei Gunners ai tempi, che erano nati come Dial Square, ma poi avevano cambiato denominazione) e finì con uno spettacolare pareggio che vide le squadre segnare 3 gol a testa. Quest’incontro aiutò i Lions a raccogliere dei fondi per la costruzione dell’Athletic Grounds, che sarebbe diventato lo stadio della squadra 4 anni dopo la costruzione del Lord Nelson Ground. Da quella partita il Millwall guadagnò £113 9s per poi costruire il suo nuovo impianto. Millwall Park oggi sorge dove una volta si trovava il Lord Nelson Ground.

il pub Lord Nelson in East Ferry Road

Nel 1890, venne costruito l’Athletic Grounds, che sarà la casa dei Lions dal 6 settembre di quell’anno al 27 aprile 1901. Questo stadio, che fu il primo campo costruito appositamente, per il Millwall Athletic fu magico, dato che fu la casa della squadra per 147 partite, terminate con 108 successi, 15 pareggi e 24 sconfitte.

Aveva una tribuna da 600 posti e una capienza compresa tra le 10.000 e le 15.000 persone. Fu proprio per via del nome dell’impianto che i Lions cambiarono denominazione da Millwall Rovers a Millwall Athletic, appunto per accompagnare il nome del loro stadio. Il nuovo campo era situato in East Ferry Road, di fronte alla stazione di Millwall Docks. Il club riuscì ad ottenere un contratto d’affitto di 14 anni dalla Millwall Dock Company e copriva circa 27 acri. Purtroppo, i Lions dovettero lasciare anche quel campo dato che la compagnia portuale voleva utilizzarlo come deposito per il legname. Almeno, il Millwall salutò il suo stadio nella migliore maniera possibile, poichè l’ultima partita in questo impianto fu giocata contro il Bristol City il 27 aprile del 1901 nella Western League e terminò con una vittoria per 4-0.

Un’illustrazione dello stadio coperto di neve

I dirigenti, nel 1901, dopo tantissime trattative molto lunghe, riuscirono a trovare un nuovo terreno, che divenne il North Greenwich Ground. Qui, i Lions scesero in campo per 249 volte, vinsero 153 incontri, ne persero 46 e ne pareggiarono 50. La prima partita giocata dal Millwall a North Greenwich fu contro il Portsmouth nel 1901, finita con una sconfitta per 3-2, davanti ad una folla di 6.000 persone. Il nuovo millennio non iniziò per niente male per i Lions, che arrivarono in semifinale in FA Cup e nel 1909 conquistarono la Western Football League. Il 10 ottobre 1910, il Milwall giocò la sua ultima partita nell’Isle of Dogs. Ad affrontarli ci fu il Woolwich Arsenal (altro vecchio nome dei Gunners) e si trattava di una partita di London Challenge Cup. Il risultato finale fu una vittoria per 1-0 in favore del Millwall, davanti a 3.000 tifosi. Il giusto modo di salutare quell’isolotto circondato dal Tamigi.

Millwall-Preston, FA Cup del 1902, a North Greenwich

Millwall Park copre oggi il terreno su cui sorgeva il campo e il viadotto ferroviario fa parte della Docklands Light Railway. Nei primi anni del nuovo secolo, i tifosi facevano fatica a raggiungere l’isola per assistere alle partite, il motivo era la grave congestione causata dall’aumento del traffico nei Millwall Docks. Il Blackwall Tunnel fu aperto nel 1897 e il Greenwich Foot Tunnel nel 1902 ma, per via della mancanza di spazio per l’espansione nell’area di Millwall, a est di Londra, i Lions si trasferirono a sud della capitale nel 1910, dicendo addio alla loro amata Isle of Dogs e venendo accolti dal The Den, che diventerà il loro nuovo stadio, ma forse è meglio dire The Old Den. Parliamo di un impianto storico per il Millwall, che è poi stato demolito nel 1993. L’architetto era uno abbastanza esperto diciamo, uno di cui abbiamo sentito parlare tantissimo riguardo alla costruzione degli stadi: Archibald Leitch. Come già detto in vecchi articoli, veniva da Glasgow e aveva progettato impianti come Stamford Bridge, Highbury, Celtic Park, Anfield, Ibrox, Old Trafford, Goodison Park e tantissimi altri.

Archibald Leitch

I tifosi non presero per niente bene la scelta di abbandonare quel pezzo di terra circondato dal Tamigi, che era diventato un simbolo molto importante per il Millwall, ma la società, alla fine, fu quasi obbligata a prendere questa storica scelta che, secondo tanti supporters del club, rovinò la storia dei Lions. Era il quinto stadio utilizzato dalla squadra, sorgeva a Cold Blow Lane, New Cross, sempre nella capitale inglese. L’impianto costò £10.000. Questo campo fu la casa del Millwall fino al maggio del 1993, quando venne demolito e il club passò poi al The New Den, adesso, visto che è ancora in uso, soltanto The Den. Questo stadio ospitò con una grande atmosfera i Lions per ben 83 anni. Il Millwall giocò su questo campo per 1788 volte, vincendo 976 partite, perdendone 360 e pareggiandone 452. Il 22 ottobre 1910 si giocò la prima partita in questo stadio e il Millwall ospitò il Brighton, che era campione della Southern League, ma i Seagulls rovinarono la festa dei Lions battendoli per 1-0. Tra l’altro, all’epoca, il prezzo del programma ufficiale della partita era di un un penny. Si dice che, sfortunatamente, Lord Kinnaird, presidente della FA, si fosse inavvertitamente recato alla fine di Canterbury (Ilderton) Road. Ci fu bisogno di trascinarlo, spingerlo e tirarlo oltre al muro, senza molte cerimonie, fino al terreno. Dopo essersi precipitato a Cold Blow Lane, l’altra estremità, il presidente eseguì un breve rito di apertura e condusse i giocatori in campo. Prima dell’inizio della partita, ci fu un momento speciale e storico per la storia del Millwall, visto che al club fu consegnato un leone di ottone con la seguente scritta in gaelico:

We Will Never Turn Our Backs to the Enemy

“Non volteremo mai le spalle al nemico”.

Qui sopra vediamo un giornale del 1910 che parla proprio della cerimonia dell’Athletic Grounds. Troviamo nella copertina delle splendide e storiche immagini, tra le più importanti abbiamo: Lord Kinnaird (figura 2, c’è il numero acanto) che consegna il pallone a Wilson, capitano del Millwall, a sinistra, con la divisa a strisce, c’è invece Leeming, del Brighton; poi troviamo anche una fotografia (la numero 4) dove il presidente della FA dichiara aperto lo stadio; nella numero 5 c’è un certo “Mr G A Saunders” che consegna il leone di cui parlavamo prima, nell’immagine è nella sua mano destra; invece, nell’ultima fotografia (numero 9) vediamo un’azione d’attacco dei Lions (in basso, nel giornale, è presente una spiegazione immagine per immagine delle fotografie).

La firm del Millwall è una delle più vive del mondo e, anche dopo il trasferimento, i supporters hanno continuato ad amare la squadra ed è inutile sottolineare che lo fanno ancora oggi. A loro, anche se, ovviamente, non hanno gradito l’abbandono di quel pezzo di terra in mezzo al Tamigi, basta vedere i Lions giocare. Prima di ogni partita, tutti i tifosi non facevano altro che attraversare il tunnel pedonale di Greenwich e poi quello di Rotherhithe per unirsi alla tifoseria più vicina al The Old Den, soprattutto nella zona dei Surrey Docks. Il 28 agosto del 1920, Il Millwall giocò la prima partita in Football League al Den, che terminò con una vittoria per 2-0 contro il Bristol Rovers. Questo successo fu storico perchè fu il settimo consecutivo da quando avvenne il trasferimento al Den. L’incontro si giocò nella Football League Division 3 South, di cui i Lions erano membri fondatori. Quell’anno, per loro, fu straordinario, dato che segnarono 83 gol in quello stadio, realizzando un record della Football League. Purtroppo, come tanti altri impianti, essendo vicinissimo ai Surrey Commercial Docks, il Den subì gravissimi danni dovuti ai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante il Blitz (termine utilizzato per la prima volta dalla stampa inglese che indicava i bombardamenti avvenuti in Inghilterra durante il conflitto, “blitzkrieg” in tedesco, dovrebbe volere dire “guerra-lampo” quindi “Blitz” è l’accorciamento della parola) il 19 aprile 1943, una bomba tedesca colpì la North Terrace e, purtroppo, non finì qui, poichè Il 26 aprile un incendio distrusse la tribuna principale. Il club, dopo questo disastro, fu costretto ad abbandonare il suo campo e ricevette gli inviti da parte di Charlton Athletic, Crystal Palace e West Ham United per ospitare le partite. Il 24 febbraio 1944 è una data importantissima per i Lions: grazie al gesto stupendo dei tifosi, che, con un lavoro volontario, diedero una mano nella ricostruzione dello stadio, il Millwall tornò a giocare al Den. Finita la guerra, il club chiese il permesso al Ministry of Works di costruire una tribuna nuova a due livelli ma, nonostante si fosse procurato tutti i materiali, questa proposta fu rifiutata. Il permesso fu ottenuto soltanto nel 1948, ma non fu quello che inizialmente avevano chiesto i Lions, visto che si dovettero accontentare una tribuna più piccola, a un solo livello, lunga due terzi del campo, con una terrazza antistante. I timpani, che erano un po’ la firma di Archibald Leitch, non furono mai sostituiti. Il 5 ottobre del 1953, si giocò una partita per celebrare l’apertura dei riflettori, quella sfida era Millwall-Manchester-United e finì con un clamoroso successo per 2-1 dei padroni di casa contro i Red Devils, davanti a 25.000 supporters. I Lions vantano poi di essere rimasti imbattuti per 59 partite casalinghe dal 22 agosto 1964 al 14 gennaio 1967. Il Den dimostrava di essere fondamentale per questa squadra, che, grazie ad una tifoseria molto attiva, vinceva le partite trasportata dai loro cori e dal loro affetto. In realtà, dietro a queste 59 storiche partite, ci furono due personaggi molto importanti, ovvero due dirigenti: Billy Gray, che gettò le basi, e Benny Fenton, che continuò a costruire la squadra voluta da Gray. Tutti i calciatori ricevettero un accendino commemorativo da parte della FA. Nello stadio del Millwall non si giocava solo a calcio e non era solo la casa dei Lions. Tornando indietro nel tempo, possiamo dire che, il 13 marzo 1911, il Den ospitò anche una partita della nazionale inglese, che sconfisse per 3-0 il Galles. In quell’impianto si giocò pure una partita dell’Inghilterra B, che superò la Jugoslavia B per 2-1 il 12 dicembre 1989. Incredibilmente, la prima e l’ultima partita dell’impianto del Millwall in Football League si giocarono contro il Bristol Rovers, l’ultima al termine della campagna di Division One del 1992-1993. Verso la fine degli anni ’70, lo stadio era caduto in rovina, fu quindi proposto di costruire un “Super-Den” sui siti esistenti del Den e dell’adiacente New Cross Stadium, con una capacità prevista di 25.000-30.000 posti, che lo avrebbe reso il primo stadio a tutti i posti del calcio inglese. I tifosi, però, non gradirono e le critiche verso il presidente Reg Burr si fecero sempre più feroci, i sostenitori arrivarono addirittura al punto di organizzare manifestazioni di massa contro di lui. Del resto, quello stadio lo avevano ricostruito in buona parte anche loro, lo avevano reso nuovamente la loro casa dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale. Il club, ai tempi, militava in Third Division e non riuscì a raccogliere abbastanza fondi per realizzare il fin troppo ambizioso progetto, che, di conseguenza, fallì. Nel novembre del 1985, Tony Shaw, l’amministratore delegato del club, suggerì un altro trasferimento e un nuovo cambio di nome, nel tentativo di affrontare la riputazione crescente di teppismo calcistico che stava caratterizzando sempre di più il club in quegli anni. All’inizio dell’anno, in un incontro di FA Cup contro il Luton Town, ci furono una serie di gravi e spiacevoli incidenti. Lo stadio ospitò la First Division dal 1988 al 1990 ma, dopo un anno dalla retrocessione del MIllwall, arrivò la conferma che il club avrebbe vissuto l’ennesimo trasferimento della sua storia e avrebbe avuto la sua nuova casa al Senegal Fields, in un nuovo stadio da 25.000 posti. Il progetto di trasformare il Den in uno stadio a tutti i posti fu abbandonato quando si capì che lo spostamento sarebbe stato più vantaggioso, anche perchè la nuova casa del Millwall era situata in un posto più spazioso e permetteva lo sviluppo di un centro sportivo per uso pubblico. Nel 1991, lo stadio fu venduto a Fairview Homes al costo di 6,5 milioni di sterline, tuttavia, il club continuò a giocare lì per i successivi 18 mesi. Il Millwall si trasferì al New Den, stadio capace di ospitare oltre a 20.000 persone nell’agosto del 1993. Il vecchio impianto fu demolito nell’autunno dello stesso anno e, oggi, dove ai tempi sorgeva l’Old Den, ci sono delle abitazioni. Il sito e l’area circostante, sono adesso noti come Little Millwall e i supporters dei Lions fanno ancora il viaggio a piedi dalla stazione di New Cross Gate attraverso l’area fino al New Den di Bermondsey, dotato di tutti i posti a sedere. E’ al Den, al New Den, che nacque il ruggito del Millwall. All’inizio del XX secolo, ai tifosi di casa piaceva mostrare il loro apprezzamento del gioco messo in mostra dagli avversari, ma i tifosi dei Lions sono diversi. A loro, fare questo non importava e non è cambiato niente neanche oggi. I supporters del Millwall ruggivano letteralmente solo per la loro squadra dall’inizio al termine della partita. Questo sostegno da parte dei tifosi venne presto considerato dalla squadra come “un inizio di gol”. Il Den divenne uno dei campi più temuti di tutta l’Inghilterra, le trasferte lì erano un qualcosa di infernale. L’atmosfera era così intimidatoria che moltissimi calciatori iniziarono ad odiare anche solo l’idea di giocare in quel campo. Una tifoseria durissima, con dei supporters si facevano trovare pronti a dire la loro e a dare consigli alla squadra e ai dirigenti. Il Den era considerato uno dei campi più ostili di tutta la Gran Bretagna per le squadre ospiti ed infatti è stato chiuso per ben 5 volte dalla Football Association. Inoltre, il Millwall è l’unica squadra ad avere ricevuto il permesso di giocare alle 15.15 del sabato anzichè le solite 15.00, questo per consentire agli scaricatori di porto, che finivano di lavorare più tardi, di andare ad assistere alla partita.

“No one likes us. We don’t care”

Il Millwall è una squadra che non ha mai vinto un trofeo e che ha disputato solamente due stagioni nella massima serie inglese dal 1988 al 1990, militando molto spesso tra la seconda e la terza divisione ma, nonostante ciò, tutti conoscono i Lions. Se tifi Millwall, sai che non sarai mai amato da nessuno e che, per gli altri, sarai sempre diverso. Ma i supporters di questa squadra sembra ne vadano fieri e l’hanno dimostrato e continueranno a dimostrarlo cantando a squarciagola in ogni stadio del mondo:

No one likes us. No one likes us. No one likes us. We don’t care. We are Millwall, super Millwall. We are Millwall from the Den!

No one likes us, we don’t care cantato dai tifosi allo stadio

L’Isle of Dogs, dove prese vita il Millwall, è sempre stata famosa e continua ad esserlo per via della sua criminalità, è un’area malfamata. Si vive ammassati, mattoni su mattoni formano tantissime case popolari. Girare per quelle strettissime vie è pericolosissimo. Una zona abitata dai Dockers, dai portuali, soprattutto scozzesi o immigrati arrivati lì in cerca di lavoro, quando una volta c’era il porto più grande del mondo. In una Londra di fine XIX secolo che mostra la sua faccia più bella grazie al centro ricco e in fase di sviluppo c’è anche una parte che si prova a fare finta non ci sia: quell’isolotto circondato dal Tamigi. Lì, c’è la parte della capitale meno amata, dove si vedono soltanto ciminiere e fumo che esce da esse. Qui, gli abitanti vengono derisi appunto da quelli che vivono nel cuore di Londra, che li prendono in giro per via di quel loro accento scozzese arrivato dopo quella faccenda della J.T. Morton, quell’azienda che c’entra tanto con la nascita del Millwall e che era stata fondata ad Aberdeen e forniva cibo alle navi a vela, azienda di proprietà di uno scozzese che aprì nel 1870 una fabbrica anche nell’Isle of Dogs. I supporters dei Lions vanno allo stadio dopo una settimana infinita in cui il lavoro è stato durissimo e sfogano lì tutta la loro rabbia e la loro frustrazione. Stiamo parlando della firm, ovvero della tifoseria, più violenta d’Inghilterra. Sicuramente anche d’Europa e probabilmente anche di tutto il mondo. “Firm” in italiano vuol dire “azienda” ed è una parola utilizzata per descrivere i gruppi organizzati dei sostenitori d’oltremanica. Queste firm, considerando pure i gruppi di tifosi più violenti, sono molto spesso state pensate come delle aziende infatti. La tifoseria del Millwall non è paragonabile a nessun’altra. E’ diversa da tutte quante. Se pensate che ci sia un “capo ultras” vi sbagliate di grosso. Non c’è una struttura gerarchica, a differenza delle curve delle altre squadre, non c’è uno che comanda, si agisce come un blocco unico e compatto. Ci sono dei gruppi di tifosi, che vanno dai 2 ai 40-50 sostenitori, che non hanno alcun leader. E’ vero che ci sono state figure storiche per i supporters dei Lions come Harry the Dog, oltre ad altre dopo di lui, ma nessuno si è mai definito come un capo, perchè si andrebbe contro a questo modo di fare storico della tifoseria.

Harry the Dog
I sostenitori del Millwall

I tifosi non sono molti, non c’è bisogno di averne tanti, ma di pochi che diano tutto per la squadra. Grazie ai numeri così bassi, tutti si conoscono e, per questo motivo, quando ci sono degli scontri bisogna sempre farne parte. Non bisogna mai scappare davanti ad una firm rivale. Per nessun motivo. A chi lo fa è consigliato nascondersi e non farsi più vedere, per evitare le conseguenze di quello che ha fatto.

momento di disordine nel settore di tifosi del Millwall
i tifosi della squadra

I tifosi, che sanno di essere il rifiuto di una società che li ha sempre scartati, sono consapevoli di non piacere a nessuno. Forse anche per questo molti amano descrivere il gruppo dei fan dei Lions come la tifoseria più incazzata d’Inghilterra. Inoltre, si è creato un clima in cui non ci si può mai fidare di chiunque venga da fuori, visto che, chi va a vedere le partite del Millwall nel settore dei supporters dei Lions, ma non è dell’Isle of Dogs, viene guardato male e tutti iniziano a sospettare di lui, poichè i sostenitori temono che possa essere un poliziotto sotto copertura. Quando ci sono gli scontri, c’è una regola fondamentale da rispettare: non deve saperlo nessuno. L’accaduto non va mai raccontato. Per nessuna ragione al mondo. Specialmente sui mezzi che riportano i tifosi a casa dalle trasferte, perchè non si può mai sapere chi ci sia a bordo. Chi ha preso parte alla lotta, sa cos’è successo. Negli anni ’60-’70, la F-Troop era la banda di tifosi più temuta dalla polizia inglese. Questo è uno dei motivi per cui, se si parla di Millwall, si parla di Hooligans. Negli anni ’80, la firm cambiò nome in Bushwackers, questo perchè è una denominazione ispirata ai servizi paramilitari sudisti durante la guerra civile americana, dato che agivano esattamente come i fan dei Lions: attaccavano in piccoli gruppi, si nascondevano nei boschi ed assalivano il nemico all’ultimo come dei fuorilegge. Nel 1985, è accaduto un evento che è diventato famoso per la storia della tifoseria dei Lions. La partita era Luton Town-Millwall, 6° turno di FA Cup, sfida terminata con una vittoria per 1-0 in favore dei padroni di casa. Dopo il triplice fischio, i tifosi della squadra ospite hanno invaso il campo, addirittura un hooligan si è precipitato verso l’allenatore del Luton, Trevor Hartley, e ha cercato di afferrarlo, ma Hartley è riuscito a liberarsi e a correre verso il tunnel dopo i giocatori. Il tutto è poi continuato con i sostenitori dei Lions che hanno sradicato e lanciato verso la polizia presente sul terreno di gioco 2.000 seggiolini, polizia che ha poi scelto di indietreggiare e, pian piano, è riuscita a vincere lo scontro. 81 feriti e quasi la metà erano poliziotti. Non si sa come, ma nessuno nessuno era morto, era stato un vero e proprio miracolo. Dopo quanto successo in questa partita, il governo inglese ha deciso di rendere la lotta contro gli Hooligans una priorità, ponendosi l’obiettivo di fermarli.

Immagini di Luton Town-Millwall

I tifosi del Millwall si portano spesso dietro, quando vanno allo stadio, delle armi. Una di queste è il cosiddetto Millwall brick: si parla di un insieme di uno o più giornali arrotolati e pressati fino a diventare molto duri, appunto come un mattone, per poi venire piegati a maniglia, proprio con quella piega si colpisce. Più giornali ci sono, più la piega diventa pesante e pericolosa, diventa ancora più dolorosa se viene immersa in un liquido che la fa diventare ulteriormente pesante, oppure se al suo interno ci sono penne, matite, o addirittura dei chiodi. Questa è diventata l’arma più famosa del calcio inglese perchè era facile passare i controlli della polizia, che erano sempre più intensi dopo quei disastri negli stadi. Ma era il giornale l’elemento fondamentale, perchè nascondeva cosa c’era al suo interno e non faceva venire dubbi a chi eseguiva i controlli. I regolamenti erano rigidi ed infatti non si poteva andare allo stadio con pettini di metallo, spille, confezioni di caramelle… ma proprio quei quotidiani che i tifosi si portavano dietro gli permettevano di entrare con un’arma. E’ ovvio che, dopo un po’, si è cominciato a capire cosa facessero i tifosi con quei giornali, certamente non gli servivano per coprire i seggiolini sporchi dopo la pioggia e sicuramente non li portavano con sè perchè amassero particolarmente la lettura. Quindi, se vedete un sostenitore dei Lions con un quotidiano in mano, state attenti. Ma Harry the Dog e i suoi ragazzi non si limitavano ad utilizzare soltanto questo marchingegno per ferire. Infatti usavano anche il penny, la moneta veniva manomessa ed appuntita sui bordi, per poi venire lanciata nel settore ospiti, con lo scopo di tagliare qualcuno.

C’è un’altra storia che vale la pena raccontare, che magari qualcuno avrà già sentito perchè è abbastanza famosa, bastano 5 parole per descriverla:”Fuck you, I’m Millwall!”. Siamo a Londra, è il 3 giugno 2017, nella capitale inglese il sole è già tramontato, infatti sono circa le 22.00. Tre jihadisti, con un furgone bianco, sfrecciano a tutta velocità lungo il London Birdge, iniziando ad investire tutte le persone presenti sulla strada. Ad un certo punto vanno a sbattere. Hanno dei coltelli e, alla fine di quella terribile serata, si scoprirà che hanno ucciso 3 persone. Roy Larner, tifoso del Millwall, si trova in un ristorante lì vicino, sente un grandissimo casino ed esce dal locale assieme agli altri presenti al ristorante, ma lui, a differenza loro, decide di correre verso i terroristi e prova a fermarli a mani nude, urlando:

Fuck you, I’m Millwall!

Roy Larner

“Fanculo, io sono del Millwall!” Ha subito otto coltellate, tra testa, petto e mani. Ma, facendo questo, ha salvato tantissime vite, nonostante il carissimo prezzo.

Roy Larner in ospedale
La stampa dopo l’accaduto

Una partita di calcio, una scazzottata, una bella sbronza, questo è il Millwall

– Harry the Dog

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