Giugno 17, 2024

Quando Beckenbauer giocò una semifinale dei mondiali con una spalla lussata

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Il 17 giugno 1970, allo stadio Azteca, Italia e Germania Ovest si giocano l’accesso alla finale del mondiale in Messico in una partita infinita, che passerà alla storia sia per il risultato e per i colpi di scena sia per il fallo commesso da Cera nei confronti di Beckenbauer, che costa al giocatore tedesco una lussazione della spalla, ma non un uscita del campo, visto che il centrocampista bavarese decide di restare in campo con un braccio attaccato al busto da una fascia pur di non lasciare la sua Germania in inferiorità numerica.

Gli Azzurri non avevano convinto tantissimo, soprattutto nella fase a gironi, in cui era arrivato un solo successo contro la Svezia e due pareggi contro Israele e Uruguay, non incredibili risultati che però sono bastati alla squadra di Valcareggi per passare il turno da primi nel girone (anche se nella partita contro la squadra proveniente dal Medio Oriente non sono mancate le polemiche visto che sono stati annullati due gol molto probabilmente regolari). L’Italia, che si era un po’ ripresa dopo aver eliminato con una larga vittoria di 4-1 la squadra ospitante del torneo, arrivava da sfavorita, visto che i Tedeschi avevano concluso il girone con 3 vittorie su 3 e 6 punti in classifica (era ancora l’era dei 2 punti a vittoria) e avevano pure sconfitto i campioni in carica dell’Inghilterra per 3-2 in una pazza sfida terminata ai tempi supplementari.

La splendida sfida tra le due nazionali viene chiamata “Partita del secolo” e non manca infatti di emozioni, con le due squadre che in un incontro di più di 120 minuti si rispondono a tono segnando in continuazione. Bastano 8 minuti agli Azzurri per portarsi in vantaggio con una conclusione potente ed angolata dalla lunetta del limite dell’area di rigore da parte di Boninsegna, dopo uno splendido uno-due con Riva. Dopo aver trovato così presto il vantaggio, l’Italia decide di praticare un gioco totalmente difensivo, chiudendo tutti gli spazi ed impedendo ai giocatori tedeschi di creare occasioni, cercando di ripartire con dei contropiedi che a volte fanno davvero male alla Germania. Solo qualche squillo del temibile attaccante del Bayern Monaco Gerd Muller fa tremare l’Italia, ma le sue conclusioni spesso terminano distanti dallo specchio della porta. La Germania ha bisogno di un altro leader oltre a Seeler e così Franz Beckenbauer decide di mettersi in mostra con le sue classiche incursioni palla al piede, minacciando più volte la porta difesa da Albertosi. Il numero 4 bavarese dimostra di essere un centrocampista (per Beckenbauer questa fu l’ultima volta in cui giocò a centrocampo, verrà successivamente arretrato nella posizione di difensore centrale) con la corsa però di un esterno e, con una stupenda progressione palla al piede che comincia addirittura dal cerchio di centrocampo, entra nell’area di rigore azzurra, in cui cade dopo un contrasto con Facchetti, l’arbitro decide di non assegnare il tiro dagli 11 metri e le proteste dei Tedeschi per questa sua decisione non mancano. La Germania non sembra però essere morta e la traversa scheggiata da Overath fa capire che errori banali come quello di Domenghini nel retropassaggio verso il portiere non sono permessi. Il minuto numero 66 di quella semifinale dei mondiali in Messico resterà nella storia: Beckenbauer, dopo un contrasto con Cera, cade dentro l’area di rigore della nostra nazionale, lussandosi la spalla, i Tedeschi protestano e chiedono al direttore di gara l’assegnazione del calcio di rigore, ma la decisione dell’arbitro non accontenta la Germania, infatti, Yamasaki, direttore di quella stupenda partita, comanda un calcio di punizione dal limite dell’area di rigore, indicando più volte la zona in cui, secondo lui, è avvenuto il contatto, ovvero a qualche centimetro dell’area azzurra. L’arbitro non assegna il calcio di rigore neanche a Seller dopo un’evidente trattenuta subita in area, che gli impedisce di calciare a porta vuota dopo che il pallone gli è finito in qualche modo sui piedi in seguito di uno splendido salvataggio sulla linea da parte di Rosato, negando il gol ad Held, che con il suo tiro aveva superato anche l’estremo difensore azzurro. Il castello difensivo della nazionale allenata da Valcareggi crolla all’ultimo respiro, quando Schnellinger calcia al volo sul cross di Grabowski e la mette dove Albertosi non può arrivare (primo ed unico gol in nazionale del tedesco) neanche stavolta mancheranno però le polemiche, visto che la rete segnata dal tedesco è avvenuta ben oltre il recupero. Il direttore di gara comunica con il suo fischietto la fine dei tempi regolamentari, annunciando che ci sarà bisogno dei tempi supplementari per decretare il vincitore, sono questi 30 minuti a rendere la partita infinita, in solo mezz’ora è successo di tutto e l’attributo di “partita del secolo” non viene certamente regalato. Una partita lunghissima tra due squadre di 22 campioni, undici contro undici, con il numero 4 tedesco che gioca con un braccio legato ed una fasciatura che copre il numero della sua maglia in certi punti, è il giocatore di cui la Germania ha bisogno, è una figura leggendaria che ancora oggi va ricordata perchè non è da tutti decidere di giocare con una spalla lussata pur di rappresentare la propria nazione e pur di non lasciare la propria squadra in 10, il Kaiser (l’imperatore), così soprannominata la leggenda del Bayern, rimarrà nella storia proprio per questa sua partita straordinaria e per la sua grinta che non lo porta mai a ritirarsi dalle sfide, neanche dalle più impossibili.

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I tempi supplementari iniziano con il pasticcio difensivo di Poletti, che, nel tentativo di stoppare di petto un pallone che era direzionato a Gerd Muller e che probabilmente non sarebbe mai arrivato al centravanti tedesco, lo consegna all’attaccante del Bayern Monaco, il quale ringrazia e mette a segno il nono centro nel suo mondiale. L’Italia risponde con la rete di Burgnich, che segna nella maniera più facile: calciando al volo dopo che Held sbaglia un controllo di petto e gli regala la palla del pareggio. Gli Azzurri completano la rimonta grazie ad un gol in contropiede di Gigi Riva, azione in cui si vede perfettamente Beckenbauer che torna a difendere correndo come può con il suo braccio attaccato al petto dalla fasciatura, il contrattacco si sviluppa sulla sinistra quando riceve palla Domenghini, che la offre con un cross al giocatore del Cagliari, la sua sterzata manda a vuoto Schnellinger, il suo mancino ad incrociare è abbastanza potente ma soprattutto angolato, non ci può arrivare Maier, la palla finisce la sua corsa in fondo alla rete e l’Italia torna in vantaggio. Contro la Germania non si può cantare vittoria troppo presto però, infatti il pareggio di testa del bomber tedesco Gerd Muller si fa attendere poco più di cinque minuti dall’ultimo e momentaneo vantaggio azzurro. L’Italia risponde subito al pareggio di Muller, letteralmente, visto che il gol del 4-3 comincia dal calcio d’inizio battuto nel cerchio di centrocampo dopo il gol subito, con Facchetti che vede Boninsegna e lo serve con una palla morbida, l’interista se ne va sulla sinistra poi mette il pallone a rimorchio per Rivera che calcia praticamente un rigore in movimento, mettendo il pallone nell’angolino, là dove non può arrivare Maier. Stavolta la Germania non riuscirà più a pareggiare, i giocatori italiani possono finalmente gioire e godersi la qualificazione alla finale. Purtroppo tutti sanno come è finita quella finale contro il Brasile di un certo Pelè, ma “la partita del secolo” va raccontata e la pazza decisione Beckenbauer non sarà mai sottolineata abbastanza.

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