Giugno 14, 2024

Cantona, il 25 gennaio 1995

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Cantona: un fenomeno, una leggenda, e che personalità…

Ogni amante del calcio conosce Eric Cantona. Non esiste persona che non abbia mai sentito parlare del francese. Di lui, ci ricorderemo per sempre tantissime cose e moltissimi episodi che ci ha regalato e che non è possibile dimenticare perchè hanno segnato la storia del calcio. Un giocatore che ha fatto una carriera semplicemente straordinaria, specialmente dopo l’arrivo a Manchester, e che era davvero uno spettacolo guardare. Le Roi è stato un giocatore fantastico per via di alcune sue doti meravigliose, specialmente sul piano tecnico. Quando aveva la palla tra i piedi, era sempre meraviglioso vederlo giocare e il pubblico, appena capiva che un passaggio era per il francese, iniziava a sognare e a pensare quale giocata fantastica avrebbe fatto qualche istante dopo. Conduceva la palla in maniera perfetta, poi aveva quei cambi di passo e quelle accelerazioni improvvise che riuscivano sempre a fargli saltare l’uomo, ma non solo. Vederlo con il pallone tra i piedi non era solamente uno spettacolo, era proprio divertente perchè era estremamente piacevole osservare il suo approccio alla partita. Era sicuramente per via delle sue stupende azioni personali e per i gol che tutti lo amavano, ma c’è anche dell’altro. Aveva pure un tiro mostruoso che riusciva a mettere in difficoltà ogni portiere. Di Eric, poi, bisogna sicuramente parlare del carattere. Difficile descrivere in maniera abbastanza dettagliata e precisa il carattere di King Eric, magari è possibile capire qualcosa di più attraverso qualche sua citazione:

Solo un’ultima cosa, ci può essere solo un re a Manchester. Tu puoi diventare principe se lo vuoi. E la maglia numero sette, beh, è il mio regalo di benvenuto se sei veramente interessato. Il re se ne è andato, lunga vita al principe

Frase detta da Cantona rivolta ad Ibrahimovic, rilasciata ai microfoni di Eurosport Uk in un’intervista, poco dopo l’annuncio dell’acquisto dello svedese da parte dei Red Devils.

Del re di Manchester ci ricorderemo sempre le sue citazioni, oltre alla sua magnifica carriera, e proprio queste sue dichiarazioni sono un qualcosa di indelebile. Quando si parla di personalità, è immediato il collegamento ad Eric Cantona. Averlo in squadra era sicuramente un privilegio, non solo per i gol e le statistiche che aveva, ma proprio per il suo contributo. Questo giocatore scendeva in campo con quella maglia numero 7, che precedentemente aveva indossato gente come George Best, (soltanto nella stagione 1993-1994 Cantona ha vestito la numero 9) quell’indimenticabile colletto, ma, soprattutto, quella sua bellissima voglia di rendersi utile per la squadra. Il re deve fare ciò che è meglio per il popolo, non dev’essere un dittatore, e Le Roi è stato magnifico perchè è sempre riuscito a fare questo. Ed ecco una sua splendida ed iconica citazione a riguardo:

Non giocavo contro un avversario, giocavo sempre e solo contro l’idea di perdere

Questo modo di giocare di Cantona era sempre sotto gli occhi di tutti. E’ vero che era un giocatore con delle statistiche molto importanti ed è vero che ha giocato contro tanti altri grandissimi giocatori che, spesso, giustamente o ingiustamente dato che i paragoni sono sempre azzardati, venivano paragonati a lui, ma i numeri non erano di certo ciò che lui guardava di più. Di gol ne faceva, ma giocava sempre con la testa e ci metteva sempre dell’altruismo, riusciva a mandare in porta ogni compagno con delle giocate splendide, eleganti e geniali. Cantona non voleva fare scena, voleva, anche facendo la cosa più difficile e spesso senza sbagliarla, trascinare la squadra, spesso alla vittoria, o almeno, come già detto, provava ad evitare le sconfitte. Colpi di tacco, palle morbide, accelerazioni e tiri potenti da fuori (anche su punizione) sono solo alcune delle grandi caratteristiche che aveva, ma proprio queste gli permettevano di essere un giocatore fondamentale per lo United perchè segnava moltissimo e riusciva pure a fare segnare i compagni.

Quel 25 gennaio 1995

Tutti ricordiamo Eric Cantona per un episodio che rimarrà nella storia del calcio. Era il 25 gennaio del 1995, la partita era Crystal Palace-Manchester United. King Eric era sicuramente il giocatore più difficile da contenere per la difesa avversaria e Richard Shaw aveva il compito di marcarlo. Non era per niente facile non perdersi il numero 7 e il giocatore del Palace doveva arrangiarsi come poteva per evitare che il fenomeno della squadra ospite arrivasse sul pallone. Provando sempre a non farsi vedere dal direttore di gara, tentava di fermare il giocatore dei Red Devils con gesti a dir poco antisportivi, erano i soliti contrasti duri che ormai siamo abituati a vedere, specialmente in Premier League. Cantona era nervoso, non riusciva a capire come Wilkie, l’arbitro, non si fosse mai accorto del comportamento del giocatore della squadra di Londra. E, molto probabilmente, sarà volata qualche parola abbastanza pesante, sia tra i due giocatori che tra il numero 7 e il direttore di gara. Al 48′, Schmeichel ha eseguito un lancio lungo cercando di servire proprio il francese, che aveva voglia di vendicarsi, e, visto che i provvedimenti disciplinari di Wilkie non arrivavano, ha deciso di tirare un calcio al giocatore della squadra avversaria per provare a liberarsene. Il gesto l’hanno visto tutti, Le Roi si è visto presto sventolare il cartellino rosso in faccia ed è stato costretto a lasciare il terreno di gioco. Dopo l’espulsione, King Eric si è sistemato il colletto ed ha iniziato ad incamminarsi verso gli spogliatoi. Ma, durante il suo tragitto, ha sentito delle parole davvero pesanti, che arrivavano da fuori dal campo. Un tifoso delle Eagles, ai tempi militante nel Fronte Nazionale (partito politico britannico di estrema destra), ha gridato:”Vattene a fanculo nel tuo Paese, bastardo di un francese” e, ovviamente, il numero 7 non l’ha presa bene. Cantona ha deciso quindi di rispondergli con un calcio e ha colpito in pieno il sostenitore della squadra avversaria. Le Roi, inoltre, non sembrava volersi fermare e soltanto gli interventi dei suoi compagni di squadra e degli steward sono riusciti ad interrompere la scena, che era già entrata nella storia. Conseguenze? Cantona è stato squalificato per ben 9 mesi e ha rischiato il carcere, ma se la è cavata con 120 ore di servizio civile, lo United lo ha sospeso in via cautelare per 4 mesi, inoltre, il giocatore ha dovuto pagare una salatissima multa. Il tifoso, invece, è uscito dal carcere ventiquattro ore dopo una sentenza. Ma Le Roi si è pentito di quello che ha fatto? Assolutamente no. Ha descritto quel momento come “il più bello della sua carriera” ecco le parole usate dall’ex giocatore dei Red Devils:

Il miglior momento della mia carriera? Quando ho preso a calci il fascista. Per alcuni è un sogno calciare queste persone. L’ho fatto per loro, quindi sono felici. Saltare e calciare un fascista non può essere assaporato ogni giorno

Ma Eric non si è fermato qui ed ha aggiunto:

Ho un solo rimpianto. Avrei voluto calciarlo ancora più forte

Cantona sul calcio al tifoso: “Mi pento solo di non averlo colpito più  forte”

Cantona e la guerra

Cantona ha sicuramente un carattere incredibile che nessuno ha. Le Roi ha criticato esplicitamente e pubblicamente molte volte ciò che non gradiva. Ha sempre dimostrato un grande coraggio e continuerà a comportarsi così. King Eric ha anche detto delle cose molto belle sulla società e sulla guerra. Ecco qualche citazione famosa:

In cosa consiste oggi il sistema? Il sistema in cui viviamo si fonda sulle banche. Non mettiamoci a prendere le armi, a uccidere la gente, a fare la rivoluzione. Oggi la rivoluzione è semplice da fare, quei 3 milioni di persone che protestano oggi con i cartelloni per le strade, dovrebbero semplicemente ritirare il proprio denaro dalle banche se volessero avere uno strumento con cui farsi ascoltare veramente

Sui giornalisti e sulla stampa, poco dopo il calcio al tifoso del Crystal Palace:

Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che delle sardine stanno per essere gettate in mare

Sui prossimi Mondiali, che si giocheranno in Qatar, ha detto al Daily Mail, quotidiano britannico:

Ad essere onesto, non mi interessa molto il prossimo Mondiale, che per me non è un vero Mondiale. Negli ultimi decenni, ci sono stati molti eventi come le Olimpiadi o i Mondiali in paesi che stanno emergendo, come Russia o Cina, ma il Qatar non è il Paese del calcio. Non sono contrario all’idea di ospitare una Coppa del Mondo in un paese dove c’è la possibilità di sviluppare e promuovere il calcio, come in Sud Africa o negli Stati Uniti negli anni ’90, ma in Qatar non esiste un tale potenziale. Non c’è niente. Si tratta solo di soldi e del modo in cui hanno trattato le persone che hanno costruito gli stadi, è orribile. E migliaia di persone sono morte. Eppure celebreremo questa Coppa del Mondo. Personalmente, non la guarderò. Capisco che il calcio sia un affare, ma ho pensato che fosse l’unico posto dove tutti potessero avere una possibilità. E penso ancora che i giovani giocatori possano crescere in una zona molto povera, diventare calciatori e così salvare sè stessi e la loro famiglia, il che è fantastico. E se sei bravo, sei bravo. È una meritocrazia: se sei il migliore giocherai ed è giusto. Meritocrazia e potenziale sono l’essenza del calcio, per questo è ancora più sorprendente il fatto che si sia organizzata una Coppa del Mondo in Qatar

Su queste dichiarazioni c’è un articolo che è stato pubblicato qualche mese fa:

Un pub in Ucraina dedicato a King Eric

Ieri, Cantona ha pubblicato un post sul suo profilo Instagram e ha comunicato che il Cantona Pub, a Lviv, in Ucraina, è stato trasformato in un centro di coordinamento volontari. Ha poi scritto ad Andy Markovets (che dovrebbe essere il proprietario del locale):”Ciao Andy Markovets, tra tutte le ingiustizie del mondo, sono molto commosso e orgoglioso che il tuo pub porti il mio nome! Forza e coraggio a te e famiglia! Spero che festeggeremo presto la tua vittoria nel tuo pub!!!”

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